| Quentin Tarantino, erede naturale di Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, è diventato regista di culto dopo solo due film, "Le iene. Cani da rapina" e "Pulp Fiction". La sua regia innovativa, con storie dai tempi assolutamente perfetti e una maestria tecnica innata, gli permette di realizzare un genere del tutto del tutto nuovo. Ancora più strabiliante se si pensa che la sua formazione è autodidatta.
A diciassette anni lascia la scuola e va a lavorare come commesso nel negozio di videocassette Video Archives di Manhattan Beach, in California, qui guarda tutto il guardabile e inizia a scrivere sceneggiature. Giovanissimo, si rivela un talento prorompente, soprattutto nella narrazione. Scrive soggetto e sceneggiatura delle pellicole "Una vita al massimo", diretta da Tony Scott e "Assassini nati", diretta da Oliver Stone, ma fa cancellare il suo nome dai titoli di coda come sceneggiatore per un dissidio avuto con il grande regista e risulta solo soggettista.
La sua prima prova nella regia, incoraggiato dall’attore e coproduttore Harvey Keitel, risale al 1992 con "Le iene. Cani da rapina", il film non avrà un grande successo di pubblico ma ben presto diventerà un cult. Già qui si possono ammirare alcune delle caratteristiche tipiche di Tarantino: la cronologia disarticolata, i dialoghi serrati e i virtuosismi registici.
Con la seconda opera, "Pulp Fiction", vince la Palma d’Oro a Cannes e il premio Oscar per la sceneggiatura. Il film è un continuo esperimento narrativo, quasi un esercizio di stile. Utilizzando un andamento cronologico circolare Tarantino racconta quattro storie di violenza che si intersecano e si sovrappongono.
Nel 1995, il filmmaker americano dirige un episodio della serie televisiva “E.R. – Medici in prima linea” e il segmento “L’uomo di Hollywood” del film "Four Rooms". Il processo di rigenerazione e di trasformazione del cinema di serie C in prodotto d’autore continua con il film "Dal tramonto all’alba" (1996), sceneggiato ed interpretato da Tarantino ma diretto da Robert Rodriguez. L’anno successivo, dirige il suo terzo film "Jackie Brown", che però lascia perplessi i suoi fan ma entusiasma i critici.
A cinque anni di distanza ritorna dietro la macchina da presa con "Kill Bill", il film dovrebbe essere un omaggio ai b-movie degli anni settanta, con i quali lui è cresciuto, pieno di sesso e kung fu. |