Amore e altre catastrofi
Corriere della Sera ()
Maurizio Porro

Questo è un film che ha 23 anni, come l'età della sua autrice. È giovane, indipendente e si batte perché le diversità diventino uguaglianze. Ha vitalità, entusiasmo, qualche giustificato manierismo da nouvelle vague e quello spirito cinefilo che gli ha permesso un piccolo trionfo personale alla Mostra di Venezia; in più lotta per mitizzare, fingendo di smitizzarlo, l'amore di ogni ordine e specie, ma dividendo bene i ruoli dei tre sessi. L'ha scritto e diretto l'australiana Emma-Kate Croghan, che racconta un giorno qualunque all'università di Melbourne, dove si incrociano le vite, gli studi, le illusioni, i cappuccini e i sospiri di cinque studenti, tre ragazze tra loro variamente legate e due ragazzi. Sarà un puzzle sentimentale etero ed omosessuale, ma non si vive di romanticismo a tempo pieno: ci sono anche la burocrazia degli esami, le multe, la morte di un professore che divora ciambelle, il problema di una casa da dividere con un terzo inquilino, una festa da organizzare e principi e principesse azzurre da trovare e ritrovare. Mia, la lesbica militante, ha appena traslocato e lasciato Danni, che ora vive per ingelosirla con una ragazza di campagna, mentre la cinefila Alice, che serve caffè al bar, lavora alla sua tesi su Doris Day come guerriera femminista. Dice di aver chiuso con l'amore ma intanto s'invaghisce del gigolò umanistico Ari, che si crede Warren Beatty e il cui motto è «provare tutto almeno una volta nella vita, eccetto l'incesto e i balli popolari». All'opposto, il timido dottorino Michael cerca invano l'anima gemella (e la troverà in extremis) rispondendo bene a un quiz. Le combinazioni affettive e le sorprese dell'amore sono sempre in agguato, e saranno le affinità elettive cinematografiche a stabilire i «feeling»: se ami La rosa purpurea del Cairo, Calamity Jane e Incontriamoci a St. Louis non può essere casuale, vorrà dire qualcosa di più. Insomma, attenzione alla morale: bisogna a tutti costi seguire i propri sogni, costino quel che costino, entrare nello schermo. Happy end? Sì, ma con sottofondo di malinconia. Colorato, svelto, parlato in modo giovanilistico ma simpatico, Amore ed altre catastrofi («Love and other catastrophes») è un racconto d'amore intelligente, diciamo in bilico tra Woody Allen e Rohmer, diviso in capitoletti, e si fa precedere da ironiche citazioni di Lewis Carroll, i Bee Gees di Staying alive, Jane Austen e Doris Day, la vera madrina dell'operazione. In 78' il film riesce a costruire personaggi e situazioni, agitandoli prima dell'uso con buon ritmo, un uso sentimentale del monologo e un uso espressivo del volto di cinque ragazzi in gamba: Frances O'Conner, Alice Garner, Radha Mitchell (che fanno uso smodato della risatina improvvisa a cascatella), Matthew Dyktynski, Matt Day, cui si augura lunga permanenza sullo schermo. Nella colonna sonora 25 pezzi, nei dialoghi ottime e abbondanti citazioni di cinema, come si conviene a una regista «deb» innamorata di questo mestiere, ma ancora indecisa se sposare Hitchcock o Tarantino.
il Manifesto ()
Roberto Silvestri

Tutto ciò che vorremmo vedere in un film e non abbiamo mai osato pretendere in un altro hit della Finestra sulle immagini, il film più bello, comico, sessualmente ardito senza che nessuno se ne accorga o si scandalizzi. E' Amore e altre catastrofi, Linklater che incontra Go Fish; oppure una commedia sexy diretta da un Woody Allen che ha 24 anni, è donna, è lesbica, e vive a Sydney. E'sulla miseria dell'ambiente universitario. Il più bel risarcimento per chi, ancora oggi, nei suoi incubi è perseguitato da file, sportelli, voti, tasse, lavoretti per mantenersi, nazisti proprietari di case, partecipazioni a feste deliranti vestiti da tappezzeria. Vi darà anche tre regole infallibili per trovare l'anima gemella. Il vero amore. E non sono palle. Una nuova cineasta da tenere d'occhio è nata. Si chiama Emma Kate Croghan. E'Godard senza la psicosi di dirselo continuamente.
Film TV ()
Aldo Fittante

L'amore, il sesso e Lewis Carroll: «Tutto ha una morale se uno riesce a trovarla». Continua l'effetto "Trainspotting": dall'Australia, con dolce cinismo, arriva un piccolo e amabilissimo film di una regista che, a cominciare dal nome di battesimo, flirta con Jane Austen («Un consiglio è giusto o sbagliato solo quando lo decide il caso») con sofisticata persuasione. Tre donne, il sesso e due ragazzi in cerca del loro Platone. Mia (Frances O'Conner) è a un passo da una crisi di nervi, bisessuale, tendenza lesbo. Alice sogna l'uomo perfetto e di finire la tesi su Doris Day femminista combattente". Danni è stata scaricata da Mia. Ari è un nichilista e il suo motto è «Provare tutto una volta, tranne l'incesto e le danze folk». Michael, infine, è timido e impacciato. Tutto e tutti in una fredda giornata d'inverno che sfocia in un cinefilo party di riconciliazione dove il gioco preferito è scegliere i tre migliori film e spiegare i motivi. Chi vince? Woody Allen e "La rosa purpurea del Cairo". Perché è il sogno che conta.
la Repubblica ()
Roberto Nepoti

Ci coglie un dubbio: non sarà che, in epoca di crisi dei "generi" cinematografici, il cinema indipendente e a basso costo si stia trasformando in un genere autonomo? Parecchi indizi lo confermano e sembra dimostrarlo "Amore e altre catastrofi", il film della ventiquattrenne Emma-Kate Croghan, presentato a Venezia nella sezione "Finestra sulle immagini". E' australiano, ma somiglia tanto a molte produzioni indipendenti americane, viste di recente: quel cinema della X-generation, che ormai si è ritagliato un consenso del pubblico giovanile (e che ha seminato anche dalle nostre parti: vedi "Cresceranno i carciofi a Mimongo"). Emma-Kate mette in scena le avventure di cinque universitari nel corso di una sola giornata. Mia (Frances O'Connors) e Alice (Alice Garner) sono studentesse di cinema e dividono un loft, al quale manca il terzo coinquilino. La loro vita è piena di piccole e grandi frustrazioni. In crisi sentimentale con la sua ragazza, Danni, Mia - una giovane omosessuale - è ossessionata dal suo professore di cinema favorito, per il quale si caccia in un incubo burocratico per tentare di seguirlo nel nuovo dipartimento. Ma l'insegnante soccomberà per un coccolone. Quanto ad Alice, perfezionista, sentimentalmente frustrata, che arrotonda facendo la cameriera, non riesce a portare avanti la sua tesi di laurea dal titolo "Doris Day combattente femminista"; inoltre, sempre alla ricerca dell'uomo perfetto, si è invaghita del bello del campus: Ari, studente di lettere e gigolò part-time. Non sa, invece, che è innamorato di lei Michael, iscritto a medicina e alla ricerca di un appartamento. La giornata culmina in un party, dove i fili sentimentali si sciolgono. "Amore e altre catastrofi" è un «film di conversazione», dal cast giovane e simpatico e con una gran voglia di scavare nei sentimenti.
Sole 24 Ore ()
Roberto Escobar

Ventitré anni, cinquantamila dollari, diciassette giorni: questo è, in cifre, il primo lungometraggio di Emma-Kate Croghan. La quale, appunto, ha girato il suo film a soli ventitré anni, spendendo soli cinquantamila dollari e per un periodo di lavorazione sul set di soli diciassette giorni. Naturalmente, c’è chi ha fatto di meglio. Ingmar Bergman, per esempio, nel ’56 è stato costretto dalla produzione a girare Il settimo sigillo in due settimane (e ancora se ne duole). Per Lola Darling, nell’86 Spike Lee non usò che trentamila dollari della nonna, almeno secondo quello che egli stesso allora raccontava. Certo, ancora, Amore e altre catastrofi non lascia presagire che, nella pur brava Croghan, ci siano un futuro Bergman o un futuro Lee che attendono di manifestarsi. Questo non toglie, però, che la giovanissima australiana sia autrice sensibile e intelligente, attenta alla psicologia minuta dei sentimenti e decisa a raccontarla con eleganza d’immagini e di dialoghi (anche grazie alla cosceneggiatura di Helen Bendis e Yael Bergman). Come si conviene al film d’una esordiente innamorata del cinema, questa storia d’amori (al plurale) che viene da Melbourne è zeppa di riferimenti cinefili, cui s’aggiungono citazioni letterarie. Da Alfred Hitchcock a Jane Austen, da Woody Allen a Lewis Carroll, la Croghan cerca segnavia d’autore che però non le impediscono d’esprimersi con originalità. Allo stesso modo e quasi allo stesso scopo, i suoi personaggi amano e citano Incontriamoci a Saint Louis (Vincente Minnelli, 1944), Calamity Jane (in italiano Non sparare, baciami, David Butler, 1953), Toro scatenato (Martin Scorsese, 1980), La rosa purpurea del Cairo (Woody Allen, 1985), Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1994) e tanti altri titoli e autori. Nelle loro narrazioni, nel loro diverso intrecciarsi d’umanità e sogni, quel che cercano sono appunto segnavia per l’immaginario, progetti di vita, piccole e grandi mitologie biografiche su cui modellare il presente e il futuro. Nel campus in cui stanno i cinque protagonisti, infatti, i progetti di vita e le mitologie biografiche sono decisamente in crisi. Nonostante la cura burocratico-materna con cui sono seguiti dall’istituzione (assolutamente incomprensibile e fors’anche tendenzialmente fastidiosa per chi sia abituato alle università italiane), non ci sono certezze nella giornata di Mia, Alice, Danni, Ari e Michael. Soprattutto, non ci sono certezze di rapporti. La questione è posta con precisione puntigliosa da Ari che, nerovestito e triste come sembra convenirsi a un intellettuale di vent’anni, corregge Michael, studente di medicina e occasionale uditore d’una lezione di grammatica latina. Omnia vincit amor, gli obbietta, non significa che l’amore è vinto da ogni cosa, ma proprio il contrario: l’amore vince su ogni cosa. Se la filologia gli dà ragione, non è detto però che altrettanto faccia la vita. Ne dubita, certo, l’angosciata Mia, che per una lunga mattina e un lungo pomeriggio tenta d’arginare i guai che proprio la vita intesa come burocrazia universitaria minaccia di riversare addosso al suo progetto d’amore per Adrian, giovane docente che non sembra prenderla in grande considerazione. D’altra parte, quest’amore ipotetico (ed eterosessuale) contrasta con l’amore attuale (e omosessuale) per la bella Danni. La quale, per altro, non ha le idee molto più chiare, indecisa com’è tra Mia e il nuovo amore per Savita. Quanto ad Alice, che sogna di stare con Ari, l’amore somiglia alla sua tesi su Doris Day: qualcosa che vorrebbe perfetto, e che proprio per questo non riesce a portare a termine. Quasi il contrario di quello che pensa Ari, appunto. Per lui, intellettuale per vocazione e gigolo nei ritagli di tempo, l’amore è una pratica, una tecnica dei sentimenti che si può imparare e, addirittura, insegnare. Ne sa qualcosa Michael, che da lui viene edotto sulla (pretesa) verità per la quale le donne sono attratte dagli uomini che sanno mostrarsi sicuri, corazzati: proprio come, purtroppo, non gli capita d’essere. Per 76 minuti la Croghan racconta questi cinque diversi punti di vista, facendo anche muovere attorno a essi gli altri studenti, di cui descrive sullo sfondo e per cenni gli amori e la vita, non sempre in conflitto tra loro. Dell’intrecciarsi di tutte queste biografie e progetti di futuro segue i fili con una leggerezza e una naturalità che sono probabilmente la qualità migliore del suo film, e che in ogni caso non sono usuali in una regista tanto giovane, per di più costretta a lavorare in tanta economia. Ed è qui che s’introduce una nota malinconica: non a proposito di Anne-Kate Croghan, ma a proposito di quei suoi coetanei italiani che, autori immaginari, certo troverebbero cinquantamila dollari di budget del tutto inadeguati al loro amore per il cinema.
Duel ()
Silvia Icardi

Il pianeta-Australia ci riserva ancora una volta un'ottima sorpresa e Emma-Kate Croghan dimostra di non lasciarsi intimorire da nessuna sfida, sfruttando al meglio budget e tempi super contenuti. Aereo, sottile, incalzante, familiare come il rumore delle pellicole di quando eravamo bambini, sonoro che accompagna i titoli di testa, ecco l'esordio di questa giovanissima regista australiana, 23 anni. Una commedia sentimentale con complicazioni omosessuali. Il messaggio? Non sottovalutiamo l'amore perché è intorno a lui che gira più o meno tutto il resto. E l'amore avrà la meglio, infatti, su egoismi, coinvolgimenti effimeri, gelosie e timidezze. Le altre catastrofi? Se fossero tutte così la vita non sarebbe poi tanto male: una firma agognata per ottenere un cambio di Dipartimento, un professore che muore per overdose di ciambelle che trasudano burro e poi disquisizioni sulla sincerità, la morale, il sesso, la leggerezza e la pesantezza dell'essere. Sì, anche il dilemma kunderiano diventa argomento di conversazione tra un drink e l'altro e a noi non resta che complimentarci con questa regista per aver saputo coniugare così bene il pesante e il leggero di questa strana esistenza. un film istintivo, vivo, vorace, come i suoi protagonisti e la loro fretta di vivere.