Corriere della Sera (12/12/2008) Maurizio Porro
Dopo Cantet, anche Sylvie Verheyde, al terzo film, entra in classe per osservare pensieri e azioni di Stella, ragazzina anni 70 che viene dalla periferia e vive nel bar dei genitori popolato da un'umanità folk con personale senso del pudore e dell'alcol. Snobbata dalle amichette borghesi, trova affetto in Gladys che la introduce alle gioie del libro coltivando Balzac e la Duras. La fiducia nel pensiero e nella cultura sono il jolly di Stella e di questo racconto limpido e dai precisi scatti emozionali, dove la colonna sonora segue le hit del tempo e la regia dipinge con tratti impressionisti da Truffaut il passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza. Il film non sarebbe lo stesso senza la franca espressività di Leora Barbara dallo sguardo dolce e ispido dove si annida la fine dell'età dell' innocenza che passa il testimone al valore della conoscenza: un messaggio che vale un tesoro. |