Madagascar
FilmChips (8/8/2005)
Elisa Giulidori

Una giungla lussureggiante, una zebra corre libera e felice, saltando e giocando come la leonessa di "Nata libera", la musica è in crescendo, poi un leone le si avvicina e ... puff il sogno finisce. Siamo nello zoo di New York e qui ogni mattina una zebra si sveglia e sa che non dovrà correre più veloce di un leone per non essere mangiata, qui il leone Alex e la zebra Marty vivono in fraterna armonia, sono anzi amici per la pelle. Con loro a condividere una serena cattività: una giraffa ipocondriaca, Melman, l'ippopotama Gloria, che sembra uscita da "Fantasia" e ancora un commando di 4 pinguini desiderosi di evadere e due scimmiette fuori di testa. Nello zoo gli animali sono coccolati e vezzeggiati, nutriti e lavati ma questo a Marty non basta più. Sta passando la cosiddetta crisi di mezza età, ha ormai dieci anni e vorrebbe tanto poter corre per una volta nella savana. Così ispirato dal commando di pinguini in fuga verso l'Antartide, Marty una sera lascia lo zoo in direzione Central Station. Quando Alex, Melman e Gloria si accorgono della sua evasione si precipitano a cercarlo per riportarlo indietro prima che sia troppo tardi... Ma è già troppo tardi, un gruppo di attivisti, vista la fuga degli animali dallo zoo pensano di soddisfare il loro desiderio di libertà e li rimandano nelle proprie terre d'origine. Durante la traversata il mitico commando di pinguini prende il controllo della nave e i 4 amici si ritrovano soli su un'isola lussureggiante, si ritrovano in Madagascar. Qui devono imparare a vivere liberi e gli istinti per tanto tempo sopiti tornano a farsi sentire. Orson Welles in "Rapporto confidenziale" racconta la storia di uno scorpione che chiese ad una rana di trasportarla dall'altra parte del fiume. La rana dopo un'iniziale titubanza accetta. In mezzo al fiume lo scorpione punge la rana a morte e questa prima di morire chiede al suo assassino: "perché l'hai fatto, ora morirai anche tu!" "E' la mia natura" risponde lo scorpione "non posso farci nulla..." Ma qui siamo dalle parti di Disney e l'amicizia è un sentimento così forte che può superare qualsiasi ostacolo anche l'istinto predatore di Alex che torna a farsi sentire prepotente. Come gli ultimi prodotti di animazione di computer grafica "Madagascar" è pensato per un pubblico sia di grandi che di piccini, con una trama divertente, dialoghi spassosi, che presentano continui riferimenti a film e grande attenzione alla qualità del disegno. La novità dal punto di vista grafico è che qui si è cercato di ammorbidire le linee ricreando l'effetto squash & stretch (schiaccia e allunga), da sempre patrimonio dell'animazione disegnata a mano, che permette di enfatizzarne movimenti e stati d'animo. E' incredibile come i disegnatori sono riusciti a studiare pose sempre diverse per permettere ai quattro animali di stare insieme nella stessa scena: uno è alto e magro, l'altra è grassa e tonda, uno ha la testa vaporosa e l'altro il taglio alla moicano, in particolare sono molto divertenti le contorsioni della giraffa Melman. Tutto il film è disseminato di scenette veramente esilaranti, dove si fa fatica a sentire il film tanto è il frastuono delle risa ma purtroppo sono momenti, non c'è una continuità di ritmo, in particolare quando si arriva sull'isola si rimane affascinati dai colori vividi, dalla natura rigogliosa ma il ritmo cala, le idee iniziano a scarseggiare e sono troppi i momenti di stanca, con alcune scene inutilmente lunghe. E se i personaggi sono ben caratterizzati l'ippopotamo Gloria è un po' troppo saccente e perfettina per risultare simpatica. Mentre una menzione speciale va al commando dei pinguini, quando sono in scena loro il divertimento è garantito. Peccato che Eric Darnell non sia riuscito a realizzare il film "Rockumentary", una parodia basata su "A hard day's night" dei Beatles che vedeva il commando di pinguini unico protagonista. Ma non disperiamo che visto il loro successo in Madagascar i dirigenti Dreamworks ripenseranno al progetto.
Corriere della Sera (9/2/2005)
Tullio Kezich

In «Madagascar» tanto divertimento per i bambini, ma anche spunti per riflessioni da adulti Meglio vivere una vita da leone coccolato e supernutrito nel tranquillo recinto di un bioparco (quello che prima del «politicamente corretto» si chiamava zoo), o scavalcare i cancelli e fuggire verso l'avventura? Madagascar si propone come l'illustrazione umoristica di un dilemma esistenziale che non riguarda soltanto il mondo delle favole. Più che i bambini, i quali si godono il film per altri motivi, il tema di fondo è di quelli che inducono all'identificazione i signori di mezza età. A costoro verrà istintivo riconoscersi nel gruppo dei buffi protagonisti: Alex il leone, Marty la zebra, Melman la giraffa e Gloria l'ippopotamo. Se la vanità di pavoneggiarsi e l'esigenza soddisfatta di bistecche a volontà rappresentano per il re leone motivi sufficienti di starsene tranquillo, Marty nel mezzo del cammino della vita di una zebra, i suoi primi dieci anni, sogna di trascorrere il decennio che le resta nel suo habitat naturale. Incuriosita dalla scoperta che quattro intraprendenti pinguini stanno scavando una galleria per fuggire dalla dorata prigione di Central Park, la zebra decide di servirsene anche lei e gli amici le corrono dietro per riportarla a casa. Ne conseguono incidenti d'ogni tipo per le vie di New York, sulla metropolitana e alla stazione dove i fuggitivi vengono riagguantati dalla polizia. Finiscono tutti, pinguini inclusi, su un battello che dovrebbe trasferirli in un lager oltremare, ma i destini prendono strade diverse. Mentre i pinguini si impadroniscono della nave, e la dirigono verso l'agognata Antartide (che però, con quelle temperature, confermerà che ogni pellegrinaggio sentimentale è destinato a fallire), Alex e compagni caduti in mare finiscono sulle spiagge di un Madagascar che non ha niente in comune con l'isola reale di questo nome. Sulle prime l'approdo sembra il paradiso in terra, ma poi si scopre che è sconvolto dalla guerriglia fra le tribù della giungla: i miti e stupidini Lemuri di Re Julien e i feroci Predatori Fossa. I nostri novelli Robinson gridano «Help!» e vorrebbero tornare indietro, ma trovano anche il modo di godersela. Al finale provvedono i Pinguini con un tiro burlone che nella sua ambiguità evita di pronunciarsi sul dilemma se preferire la gabbia dorata della Grande Mela o la libertà a rischio del Madagascar. A conferma del fatto che il «cartoon» americano continua a essere una fonte inesauribile di divertimento per il mondo intero, Madagascar, targato DreamWorks, è un film di notevole successo che stando al «Box Office Report» di Variety si avvia al cospicuo incasso complessivo di mezzo milione di dollari. Differenziandosi della maggior parte dei disegni animati, questa è prima di tutto una scintillante commedia di caratteri, scritta con estro, permeata di umorismo. Nella chiave tecnologicamente avanzatissima dell'animazione computerizzata gli autori, Eric Darnell e Tom McGrath, tradiscono a sorpresa una tangibile nostalgia del movimento frenetico delle vecchie comiche e si ispirano anche ai rimpalli verbali della «sophisticated comedy». La qualità del dialogo e lo smalto dell'esecuzione confermano che in definitiva il film sembra rivolgersi allo spettatore maggiorenne più che ai bambini, incapaci di gustare certe finezze. Nella versione originale, secondo un uso invalso in queste produzioni, il film è trainato dalle prestigiose voci di noti attori che hanno l'aria di divertirsi, a cominciare da Ben Stiller (il Leone), e i doppiatori italiani non sono da meno. Anche la prestazione di Ale & Franz, Michelle Hunziker e Fabio De Luigi si può prendere come smentita del luogo comune «quando ridono gli attori non ride il pubblico».
La Stampa (9/4/2005)
Alessandra Levantesi

Alex è un istrione vanesio ed egocentrico, inebriato del successo che riscuote esibendosi davanti a un pubblico affascinato e plaudente; Melman è un ipocondriaco, timoroso di cadere malato al minimo soffio d'aria, e Gloria una grassona dolce e paciosa. Appagati di vivere in modo agiato e confortevole non cercano altro, mentre l'amico Marty vorrebbe evadere da una quotidianità che, come certi personaggi cechoviani, sente restrittiva: anche se invece di invocare Mosca, sogna un tuffo nella natura primigenia. «Madagascar» inizia a Manhattan in una dolce giornata autunnale, quando le foglie degli alberi di Central Park assumono tinte oro-rossicce e il cielo è di un limpido azzurro; e siccome i quattro protagonisti parlano come dei tipici newyorkesi, ognuno alle prese con le proprie piccole nevrosi, la sensazione è di trovarsi in una commedia di Woody Allen. Salvo che Alex è un leone, Marty una zebra, Melman una giraffa e Gloria un ippopotamo. Vivono in cattività uno accanto all'altro nello zoo cittadino e per giunta non sono neppure animali in carne e ossa, bensì cartoni animati in 3D creati, come Shrek, dai maghi della spielberghiana Dreamworks. I quali stavolta, ispirandosi ai classici degli Anni '30 e '40, hanno optato per un disegno elegante e stilizzato, che si è dimostrato ideale per impaginare questo delizioso film comico. Il giorno in cui compie i suoi fatidici dieci anni (come fossero i nostri quaranta), Marty è più che mai in crisi: arrivato nel mezzo del cammin non sa nulla di se stesso, neanche se è bianco a righe nere o il contrario, e ignora tutto del gran mondo fuori delle sbarre. Decide così di fuggire accodandosi a quattro pinguini determinati a raggiungere l'Antartide. Per riportarlo alla ragione, Alex, Melman e Gloria lo inseguono e finiscono coinvolti con lui in un'avventura che li porta nella splendida e lussureggiante isola di Madagascar, abitata da simpatici lemuri (buffe scimmiette) e da temibili fossa (una specie di gattoni aggressivi). Qui i quattro scopriranno che il ritorno alla naturalità comporta più problemi del previsto: a rischio si rivela soprattutto l'amicizia fra Alex e Marty, ovvero il leone cacciatore e la zebra sua tradizionale preda. Come è ovvio ogni cosa si aggiusterà in questa storia scritta e diretta in modo incantevole: divertente per i piccini e spunto di riflessione per noi adulti, schiavi della dorata (?) prigione della civiltà. Riflessione che ha già dato i suoi frutti polemici: gli animalisti infatti hanno protestato perché «il film dà il messaggio che lo zoo è un luogo idilliaco, un mondo di felicità per gli animali. Questo è un modo di distorcere la realtà». «Madagascar»
Film TV (8/29/2005)
Fabrizio Liberti

Madagascar, l'ultimo nato di casa DreamWorks è una sorta di ibrido tra la Manhattan di Woody Allen e Lost, il serial cult del momento; una miscela esplosiva tra l'ironia nevrotica e smaliziata del cittadino tipo di New York e il ritorno forzato a una vita primordiale in una Natura incontaminata. Solo che i protagonisti non sono umani, ma gli animali dello zoo di Central Park, vere star viziate e coccolate da inservienti premurosi e da un pubblico entusiasta. Il leone Alex, Gloria l'ippopotamo e la giraffa Melman entrano però in crisi guando la zebra Marty, assistendo a un tentativo di fuga dei perfidi pinguini, inizia a desiderare di tornare in libertà. La sua fuga costringe anche gli altri a seguirlo e tutti si ritrovano impacchettati su un cargo. La nave durante la tempesta perde il suo carico e i quattro si trovano naufraghi sulle coste del lussureggiante Madagascar, dove li attendono molte sorprese e la nostalgia per la vita agiata di New York. Citazioni filmiche e una colonna sonora accattivante suggellano una confezione di gran livello in cui spiccano i miglioramenti della tecnologia digitale, che fa sfoggio di sé specialmente per la criniera del leone Alex dove i peli fluttuano con un realismo davvero sorprendente. Però il meglio di sé il film lo offre nel delineare una sorta di "buddy movie" in cui vige il valore sacro dell'amicizia e i protagonisti scoprono che la libertà è un valore che, se affrontato con leggerezza, può anche generare ansia e paura.
Sette (9/8/2005)
Claudio Carabba

Un altro cartoon, un altro stile. Madagascar, realizzato dagli artisti della Dreamworks, punta più sulla satira che sulla favola. Le avventure degli animali coccoloni (un leone, una zebra e affettuosamente gli altri) fuggiti dai comodi recinti del Central Park di New York e sbarcati su un'isola selvaggia, hanno fatto infuriare gli animalisti, perché la storia sottintenderebbe un elogio degli zoo-prigione. Ma a me l'operetta, con i suoi dubbi filosofici sulla felicità, fa venire in mente il viaggio del pinguino freddoloso (vecchio Disney) e l'ansia del Totò neorealista (Dov'è la libertà? di Rossellini), che preferiva il carcere a una vita povera e non bella.
il Giornale (9/16/2005)


L'impronta di Spielberg affiora anche da produttore, come nel film d'animazione Madagascar di Eric Darnell e Tom McGrath, ma l'idea di fondo - rispedire animali d'origine africana in Africa e farli approdare in Madagascar - allude al progetto ottocentesco di rimandare gli schiavi nel continente d'origine. Allusione che confluisce in quella al progetto tedesco di convogliare l'emigrazione ebraica in Madagascar, che nel 1939 s'arenò per l'opposizione francese. Imparentato col ciclo di Fievel, Madagascar rimanda anche ad Amistad e alla Lista di Schindler: la prigionia dei personaggi di Madagascar non è però in Polonia, ma a New York. Qui Alex il leone, Marty la zebra, Melman la giraffa e Gloria l'ippopotama, rischiano di morire solo di noia allo zoo. La zebra - le cui strisce bianche e nere sono concentrazionarie - sospira: vuol infatti conoscere la vita selvaggia. Così lei e i suoi amici finiscono in fuga prima nelle vie della metropoli, poi nella grande isola dell'Oceano Indiano, dove scoprono che, sotto la patina culturale, serpeggia l'istinto, mentre lo spettatore adulto scopre che un quarto d'ora di meno gioverebbe.