Tieta do Brasil
l'Unità (4/22/1997)
Michele Anselmi

«Sò tornato ricco e spietato, come il conte di Montecristo». Un po' come il Nino Manfredi di Straziami ma di baci saziami, anche la protagonista di Tieta do Brasil si rifà viva nell'arcaico paesino natale con l'intenzione di regolare qualche conto del passato. Costretta a lasciare ventisei anni prima Sant'Ana do Agreste, nella regione di Bahia, per essersi fatta deflorare fuori dal matrimonio, Antonietta, detta «Tieta», è diventata nel frattempo una facoltosa signora gestendo un bordello di lusso a San Paolo. Ogni mese, per tutti quegli anni, ha spedito un congruo assegno ai suoi familiari, senza mai farsi vedere; ma adesso, improvvisamente, ha deciso di passare qualche mese di vacanza nella vecchia casa in compagnia della figliastra Eleonora. Tratto dal romanzone di Jorge Amado Tieta do Agreste (in apertura lo scrittore appare spiritosamente nei panni di se stesso, chiedendo che «qualcuno mi spieghi la morale di questa storia, sempre che esista»), il film del veterano Carlos Diegues è una commedia permissiva un po' sul modello di Donna Flor e i suoi due mariti: e la presenza di Sonia Braga, piuttosto appesantita nel fisico ma sempre sorridente e vitale, introduce un ulteriore elemento di vicinanza. Solo che Diegues non è Bruno Barreto. Bombardato dalle musiche di Caetano Veloso e fotografato da Edgar Moura con qualche cedimento cartolinesco alle bellezze del paesaggio, Tieta do Brasil riduce all'osso la trama del libro per proporsi come una ballata birichina frastornante sulle risorse del potere femminile. Funziona? Mica tanto, e non si tratta di essere snobisti. È che il film è scritto così così, recitato a corrente alternata e immerso in un clima sovraeccitato di folclore locale che stinge nel cliché. Naturalmente lei, Tieta, è una donna che fa subito simpatia, a fronte dell'ipocrisia pelosa dei suoi parenti: gli stessi che, tanti anni prima, s'erano violentieri sbarazzati della sua «scandalosa» presenza. Esuberante e vistosa, la bella quarantenne arriva a Sant'Ana a bordo di una rombante fuoriserie rossa, provocando subito l'ammirazione dei suoi concittadini. Per conquistarli definitivamente basta poco: in paese non c'è ancora l'elettricità, e lei attiva la pratica telefonando a un amico potente. Intanto Tieta comincia a tessere la sua strategia. Per vendicarsi della sorella Perpétua (bigotta e perbenista), seduce e svergina il di lei figlio Cardo, seminarista dalla vocazione periclitante; poi umilia il vecchio padre pastore, che da giovane se la faceva con le capre, riacquistando le terre perse dall'uomo; infine - tette generosamente in vista - si comporta come una bizzosa regina, elargendo favori e minacciando ritorsioni. Ma anche lei non ha fatto i conti con l'amore, «una malattia che non si dovrebbe mai prendere»... Contrappuntata da numerose storie parallele (la love-story tra Eleonora e il segretario comunale, la costruzione di una fabbrica inquinante), Tieta do Brasil si propone come una satira vitalistica-malinconica dal retrogusto femminista. chi ama il genere s'accomodi, ma - checché ne dica il polemico produttore Donald Ranvaud - non era proprio un film da Mostra di Venezia.
la Repubblica (4/12/1997)
Irene Bignardi

Ci sono dei film fatti soprattutto per comunicare gioia di vivere ed allegria: magari con qualche difetto, magari con l'incapacità di decidere dove finire (e quindi con una reiterazione di finali, in cerca di quello giusto), magari con qualche cedimento a una visione troppo levigata e cartolinesca del paesaggio. È il caso di Tieta do Agreste, il film di Carlos Diegues tratto dal romanzo di Jorge Amado, che i puristi guarderanno sicuramente con un certo distacco e disdegno e che ha invece tutti gli ingredienti - Sonia Braga prima di tutto, e poi una storia divertente, colore locale e satira sociale, sesso e romanticismo, belle musiche e paesaggi stupendi - per piacere e divertire. Sant'Ana do Agreste, dunque, è un paesetto della regione di Bahia - quella cara appunto a Jorge Amado che ne è il cantore e che compare nella prima scena del film, intento a leggere ..."Tieta do Agreste". Un paese, come si usa dire, dimenticato da Dio e dagli uomini: e in particolare dalla società dell'elettricità. Il paese non è stato invece dimenticato da Tieta, la ragazzina vivace e scatenata che ne è stata brutalmente cacciata ventisei anni fa da suo padre e che ritorna adesso, ufficialmente vedova, piena di cattivi ricordi come la vecchia signora di Duerrenmatt, ma più bella, più giovane e meno vendicativa, dopo aver fatto un montagna di soldi a San Paolo con un elegante bordello. Il suo arrivo - e i suoi quattrini - sconvolgono gli equilibri del paese. I vecchi nemici, tra cui il padre che l'aveva cacciata quando aveva scoperto che la bella diciassettenne non era più vergine, si trasformano in sodali. E quella rivoluzione sessuale che a modo suo la piccola Tieta aveva cercato di imporre, la impone adesso la travolgente Tieta adulta, ignorando le leggi non dette e facendo deflagrare tutte le tranquille abitudini del paese - su cui piomba tra l'altro il rischio che vi venga installata una fabbrica chimica altamente contaminante, con le divisioni e le risse che in casi del genere si possono immaginare. Travolgente lo è davvero, Tieta, soprattutto perché la incarna con scatenata energia e con una vena ironica Sonia Braga, che offre generosamente alla cinepresa di Edgar Moura il paesaggio del suo corpo non più giovanissimo ma sempre bello e sensuale, e una faccia segnata dagli anni e dai molti sorrisi. Così, nonostante le indulgenze promozionali ai piaceri del paesaggio brasiliano e i troppi finali, il film di Carlos Diegues è destinato a conquistare il pubblico soprattutto grazie alla sua interprete e al suo spregiudicato buonumore, accompagnati dalla splendida colonna musicale firmata da Caetano Veloso che mette addosso un'allegra irrequietezza.