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| Twin Town |
| la Repubblica (9/8/1997) Roberto Nepoti I nuovi eroi del cinema cominciano ad assumere tratti inquietanti. Contemporaneamente alla presentazione a Venezia di "Gummo", dove gli adolescenti dell'Ohio seviziano e uccidono gatti, staccano l'ossigeno alle vecchiette, arriva sugli schermi italiani Twin Town, un' opera prima firmata da Kevin Allen e prodotta da Danny Boyle. Anche qui come nel film di Harmony Korine passato alla Mostra, il luogo dell'azione è un microcosmo di emarginati, colpito dalla disoccupazione e dalla abulia, dove assurgono a dimensione epica personaggi non proprio edificanti. Si tratta di due gemelli (gli attori si chiamano Llyr e Rhys Evans), appassionati di macchine sportive, fumatori di joint e sniffatori di colla, che adorano gli scherzi puerili ma sanguinari. È una loro burla, ordita per vendetta, a dare il via a una serie di regolamenti di conti con esiti omicidi. La black-comedy di Allen ha luogo in una cittadina del Galles, un set cinematografico poco abituale che sostituisce la Scozia di "Trainspotting" senza nascondere le analogie col film di Boyle. L'orizzonte immorale è più o meno lo stesso: nel piccolo mondo a parte di Swansea, i giovani scioperati vivono senza prospettive e senza preoccupazioni etiche; per ammazzare il tempo distruggono tutto quello che capita tra le loro mani. È pur vero che i personaggi adulti sono anche peggiori, perché il nichilismo di Twin Town non risparmia nessuno ma frulla tutto nel suo cocktail oltranzista di umorismo nero e di violenza. C'è un forte sospetto di cinismo da parte di Boyle & Allen, i quali non hanno mancato di includere tra gli elementi del frullato tutto ciò che fa tendenza. L'effetto complessivo è di un film opportunista, che fa ridere spesso ma in modo meccanico, popolato di personaggi appiattiti sulla caricatura e sulla macchietta. Volendo fare confronti con altri film britannici di ambiente proletario, che bagnano nello humour nero disoccupazione e altri temi drammatici, basta pensare a "The Snapper" di Stephen Frears e anche al meno riuscito "The Van". Qui la finezza e la drammaticità dei personaggi di Frears (e Roddy Doyle) è lontana mille miglia, mentre è piuttosto vicina la volgarità. Si aggiunga che il debuttante Allen non condivide il senso dell'immagine del regista di "Piccoli omicidi tra amici" e "Trainspotting". Detto questo, resta una cosa da non prendere alla leggera (e neppure da liquidare con anatemi moralistici). Dopo i romantici perdenti del passato, il cinema sta attribuendo charme e aura di mito a personaggi di irregolari al confine col disturbo mentale, che aspirano solo a trasgredire e distruggere, e il pubblico giovanile si identifica molto volentieri con loro. |
| Film TV (9/8/1997) Aldo Fittante A Swansea, cittadina gallese che diede i natali al poeta Dylan Thomas (ampiamente citato), la vita è, noiosamente, tranquilla. L'apparenza placida nasconde le corruzioni correnti: due agenti di polizia trafficano cocaina, sponsorizzati da uno dei ricchi del posto, volgare come solo quelli che lo sono diventati per caso sanno essere. A scombinare i piani dei potenti del paese c'è, per fortuna, un'altra coppia "gemella": fratelli del pianeta "vuoto alla Macao", entrambi sull'orlo della demenza precoce anche perché perennemente attaccati a cannucce da cui aspirano colla, la droga dei disgraziati. I due ce la mettono tutta a devastare i sonni e i sogni dei "nemici del popolo": rovinando feste con irruzioni a base di urina, decapitando teste di cagnette supercollarate, rubando auto. La produzione, firmata Danny Boyle ("Trainspotting") semina panico nel futuro, non si compiace, mostra e non dimostra, incalza e mai sbanda, malgrado l'altissima velocità. Notevolissimo. |