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| The Legend of Zorro |
| FilmChips (10/28/2005) Elisa Giulidori Cercare di conciliare al meglio lavoro e famiglia è un compito veramente ingrato, ne sa qualcosa anche Zorro che dopo dieci anni di matrimonio e un figlio si ritrova messo alla porta dalla bella Elena ormai stanca delle continue promesse del marito di abbandonare il nero costume ("Il popolo ha bisogno di Zorro", "No tu hai bisogno di Zorro"). Ma come può Zorro abbandonare il suo popolo proprio ora che la California sta per diventare il 31° stato dell'Unione e un misterioso complotto vuole impedire questa annessione? Non può ma il desiderio di una vita normale con moglie e figlio si fa sempre più pressante, soprattutto dopo che Elena si consola del recente divorzio tra le braccia di un conte francese appena trasferitosi in California per coltivare viti. Affari di stato, querelle private e difesa del popolo si fonderanno in un pirotecnico finale con treni lanciati ad altissima velocità e acrobazie d'altri tempi. Se dieci anni sono trascorsi nella finzione scenica ne sono passati ben sette dal primo film "La maschera di Zorro" e si vede, Antonio Banderas mostra sul viso il passare del tempo e la formula che allora aveva funzionato benissimo, ora mostra la corda e l'unione di cappa e spada, commedia ed azione non riesce a reggere il confronto con l'invasione dei "wuxia" orientali. La sceneggiatura è un vero calderone dove si è voluto inserire tutti gli elementi che vanno per la maggiore in questo momento: un attacco terroristico, una setta medioevale che controlla i governi, l'America come terra di libertà contrapposta ad un Europa vecchia e impaurita dalle novità, azione strabordante e duelli sorprendenti; ma l'accumulo serve solo a far durare il film 2 ore e 10 minuti, non a renderlo più interessante o divertente. |
| la Repubblica (10/28/2005) Roberto Nepoti Zorro è tornato e lotta insieme a noi. Non fosse per il costume da parata e il celebre marchio, si faticherebbe a riconoscere "la Volpe", che in omaggio ai tempi s'è trasformata in un ibrido tra Batman e una rockstar. Siamo nel 1850 e la California sta per diventare il trentunesimo Stato dell'Unione; ma qualcuno boicotta, prima cercando di impedire le elezioni, poi con veri atti di guerra. Fortuna che, a difendere la democrazia, c'è don Alejandro detto Zorro, con relativa consorte Helena degna - anche lei - di Batwoman. Sette anni fa "La maschera di Zorro" (stesso cast, regista, produzione) aveva cercato di ringiovanire il vecchio giustiziere siliconandolo con dosi di Indiana Jones e di altre cose. La seconda puntata recidiva, mettendoci dentro di tutto, di più. Al cappa-e-spada aggiunge la commedia sentimentale, quella famigliare, la storia di spionaggio (genere "Spy Kids"), un pizzico di Dan Brown (la setta segreta e la cospirazione). Più un numero imprecisato di gag infantili, come quelle in cui il destriero Tornado beve alcolici e fuma la pipa, manco fosse il compagno equino di Cocco Bill. Dato l'articolo, tanto vale sorvolare sugli anacronismi storici, che mischiano l'indipendenza californiana con la - molto successiva - Guerra Civile. È permesso lasciarsi andare al baraccone, rumoroso ma scarsamente truculento; a patto di sapere in anticipo che, come recita la sigla dei cartoon Warner Bros, "sono tutte stupidaggini". |
| Corriere della Sera (11/4/2005) Maurizio Porro «Papi» Zorro, Banderas in seconda età, arriva volando come Batman, col suo Zorrino. E la bella Catherine Z.J. da cui divorzia ma risposa alla fine: in due vincono la perfida setta tipo P2 che ostacola l'annessione della California agli States e offre nitroglicerina (non sarà una maxigaffe storica?) al Sud contro il Nord per la guerra civile. Pare un libretto d'opera di Verdi, non manca il frate. E Zorro parla con la Madonna, il cattivo ha denti di legno, si va fra quadriglie e perfidie al finalone treno più cavallo al ritmo d'avventura pop di tutto e di più. |