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| The descent - Discesa nelle tenebre |
| il Giornale (10/21/2005) Maurizio Cabona Con Dog Soldiers, Neil Marshall firmava il tacito seguito del Lupo mannaro americano a Londra, miscelandolo con Alien. Ora, con The Descent («La discesa»), firma il tacito seguito di Alien in chiave saffico-speleologica! Marshall rifrigge vecchi film senza l'arguzia di Olindo Guerrini quando trattava in un famoso libro l'arte di usar gli avanzi di cucina. Va bene: The Descent suggerisce che i mostri sono meno mostri delle «vittime», ma non è una novità nemmeno nel cinema horror. E poi non ha il coraggio di andare fino in fondo; anche lo facesse, il suo film resterebbe una cosina, però sarebbe almeno una cosina insolita. Dog Soldiers lo era. Cominciava in un'atmosfera insolita, silvestre e britannica; prima che l'incubo si manifestasse, la vicenda dei sei militari era coerente e credibile; era solo nella notte di luna piena, quando essi arrivavano alla tranquilla casa dei licantropi, che cominciava la sagra delle incongruenze e delle assurdità. The Descent irrita invece subito, con l'incidente stradale improbabile, truculento e devastante, dove muoiono marito scontento e figlioletta sfortunata di una speleologa (Shauna MacDonald) appena riaffiorata. Così lei smette di guidare - fa bene - e parte per gli Stati Uniti (in realtà il film è girato in Scozia e a Pinewood) per infilarsi in un'altra grotta. E fa male, soprattutto perché lo fa con un gruppetto di cinque amiche speleologhe una più molesta dell'altra. Ciò spinge lo spettatore a tifare per gli uomini degenerati che nella grotta vivono e che si sentono giustamente urtati da una simile intrusione. Le ragazze non sono silenziose né sommesse e la loro discesa agli inferi, condotta con leggerezza sconcertante, suscita un fastidio che non placa nemmeno vederle poi morire. |
| la Repubblica (10/21/2005) Roberto Nepoti Pronti per un viaggio nelle viscere delle nostre paure più profonde? Basta unirsi alle sei ragazze di The descent, un thriller-horror di produzione inglese come capita di trovarne pochi: da vedere aggrappati al bordo della poltrona. Sconvolta per la perdita di marito e figlia in un incidente di strada, Sarah accetta di partecipare a una spedizione speleologica; con lei sono la guida Juno, l'appassionata di jumping Holly, l'insegnante Beth e due sorellastre, Rebecca e Sam. Il film si prende il tempo per farcele conoscere, poi le immerge nel ventre della terra; dove scopriamo, assieme alle altre, che l'organizzatrice ha scelto una caverna non mappata. Comincia una vera discesa all'inferno, che è nel contempo un viaggio nelle angosce primordiali di ciascuno e una visita guidata al funzionamento della macchina-cinema. Non consiste forse, il piacere della paura filmica, nell'affrontare situazioni-limite in una zona protetta (la sala) eppure avvertendo, nonostante tutto, il senso del pericolo sulla propria pelle? Il film di Marshall è imbevuto in una tensione che percepisci fisicamente, dall'inizio alla fine. E se è vero che il cinema è l'arte di mostrare ombre dosando allo spettatore quel che può e quel che non può vedere, qui siamo alla quintessenza del cinema. La regia gioca sapientemente (sadicamente) di luce e di buio, d'impressioni ottiche ingannevoli, immaginando di continuo nuovi punti di vista (o di oscurità) malgrado lo spazio esiguo in cui agisce. Così che lo spettatore lasci lavorare l'immaginazione e metta l'amplificatore all'angoscia. Alla claustrofobia e alla paura del buio si aggiungono, a un certo punto, abominevoli presenze, che non è il caso di anticipare. Basti dire che il gruppo si assottiglia sempre più, prima di arrivare a un doppio-finale che rilancia l'angoscia a una marcia superiore. Diversamente dalla maggior parte degli horror in circolazione, manipolativi e furbetti, The descent è un film radicale, "gore" e aggressivo ma che non bara. A cominciare dalle stesse attrici, scelte più per le capacità atletiche che per commuoverci, atteggiando il faccino al terrore. Chi ama il genere non può perderlo; per chi è allergico, molto meglio tenersi alla larga. |
| Corriere della Sera (10/21/2005) Maurizio Porro Onore ai muscoli delle sei attrici speleologhe incastrate senza controfigure tra le umide viscere di monti che nascondono mostri carnivori. Lotte con gli alieni, urla, scivolate e laghi di sangue, gambe rotte e corna postume, tutto nel prezzo del talentosissimo inglese Neil Marshall, allevato a pane e Frankenstein, laureato in zombie. E' un horror che fa paura davvero e rimette in gioco il puzzle ancestrale del Male oscuro. Sei amiche, una colpita dal destino, calate nell'ingrata madre Terra: per tutte in arrivo il peggio, la lotta è con se stesse. Duro scappare: o si partorisce di nuovo o si diventa regine del Male. Qualche psico banalità, ma il film nel suo splendido immaginario di grotte fetali balza sull'inconscio e scoppia nei suoi tempi di sutura tra reale e fantastico, come un viaggio all'Inferno senza Caronte ma con un cupo splendore foto-scenografico: là dentro siamo tutti carnefici. |