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| The Exorcism of Emily Rose |
| Corriere della Sera (10/8/2005) Maurizio Porro Amarcord l'esorcista, l'effetto speciale del Diavolo funziona sempre. Così i fattacci paranormal-spirituali tornano, con la scusa della storia vera d'una giovane epilettica tedesca religiosa. Qui si chiama Emily Rose che, in preda a isterismo, viene curata dal prete e non dal medico, sospetta di possessione demoniaca. Muore tumefatta e scheletrica in pieno esorcismo. Processo a padre Moore, difeso da Laura Linney in un tripudio di flash back in cui si cerca spudoratamente lo choc, con un continuo mi oppongo vostro onore, testi che scompaiono, etc. L'attuale processo tra Freud e Satana, tra religione e Stato, ha un andamento classico e di buon impatto emotivo nel banal film di Scott Derrickson che bluffa e ricatta col piede in due scarpe. Nell'horror giudiziario l'infelicissima Jennifer Carpenter si adatta a ogni schifezza pare senza trucchi. |
| Film TV (10/11/2005) Raffaella Giancristofaro Studentessa universitaria di famiglia cattolica, Emily Rose è vittima di una possessione demoniaca che le procura violenti accessi convulsivi. A nulla valgono le cure mediche, volte a lenire un'ipotetica epilessia. A padre Moore è affidato il compito di officiare l'esorcismo in seguito al quale la ragazza muore misteriosamente. Cause organiche, soccorso intempestivo o effetti del maligno? L'atea, rampante avvocatessa Bruner accetta la difesa del sacerdote, ma durante il processo il suo agnosticismo è messo alla prova. Ispirato ad una vicenda realmente accaduta in Germania, il film ha il suo elemento di maggiore originalità nel contaminare legai thriller e horror, con un'alternanza temporale tra le fasi processuali, i flashback satanici e il progressivo avvicinamento dell'avvocatessa ai fenomeni del non conoscibile. La regia gioca poco con gli effetti speciali e molto su colori, suono e soprattutto sulla convincente interpretazione della Carpenter, impegnata in urla spaventose e contorsioni animalesche. L'intento è dare identico spazio all'atteggiamento razionalista dell'aula e alla possibilità individuale di contemplare il demoniaco. Una struttura che non sempre tiene, mentre la provocazione rimane in ultima analisi equivocabile. |
| il Giornale (10/7/2005) Adriano De Carlo The Exorcism of Emily Rose è, dopo L'esorcista, uno dei film più interessanti sulla possessione demoniaca. Tratto da una vicenda reale, il film di Scott Derrickson corre su due direttrici; il processo ad un prete (Tom Wilkinson), che ha indirettamente causato la morte della giovane Emily (Jennifer Carpenter) nel corso di un esorcismo, ed i flash-back che mostrano, durante il processo, il calvario di Emily, vittima di forze diaboliche che le straziano anima e corpo. Nulla di nuovo, ma la pellicola pone il problema della fede in un momento delicato di laicismo imperante. Film importante per ciò che dice, meno sulla trama, con qualche timida puntata verso l'horror. La reticenza della sceneggiatura, che concede agli scettici armi affilate, non aiuta a comprendere l'ansia che ogni essere umano si trascina nel suo percorso. Essendo questo il tema, era doveroso affrontare il problema della fede come avrebbe fatto Ingmar Bergman. Ma Laura Linney, l'avvocato agnostico che difende il prete in tribunale, è davvero brava ed a lei è affidato il finale consolatorio. |
| la Repubblica (10/21/2005) Roberto Nepoti Dopo la morte violenta di una ragazza sottoposta a esorcismo, una brillante avvocatessa agnostica difende padre Moore, il prete che ha compiuto il rito, dall'accusa di omicidio colposo. Un film dal successo inatteso, attribuito in America al gradimento dei teocon (ma è anche in testa alle classifiche italiane). Come si premura d'informarci la didascalia iniziale, The exorcism of Emily Rose è una storia di possessione demoniaca "basata su fatti autentici"; asserzione compromettente: valida se credi nel diavolo, assurda nel caso opposto. Detto questo, l'oggetto filmico in sé non è affatto male. La rappresentazione alterna le scene tipiche del cinema giudiziario ("obiezione, vostro onore") con sequenze a flashback in puro stile horror. Malgrado alcune dichiarazioni incaute (si sarebbe ispirato a Dante Alighieri e Dario Argento), il regista mette in scena un thriller spirituale dotato di una certa efficacia, calibrato nell'inedito connubio di due generi all'apparenza antitetici (razionalissimo il film processuale, irrazionale l'orrorifico), ambientato in scenari adeguatamente lugubri, interpretato da un bel cast dove spicca, per sobrietà e trepidazione rattenuta, la brava Laura Linney. |