Waterworld
FilmChips (10/5/2003)
Alberto Cassani

Scientificamente inattendibile, "Waterworld" è costato due anni di riprese in mare aperto e oltre 200 milioni di dollari, che all’epoca ne avevano fatto il film più costoso della storia del cinema. Con i suoi 90 milioni scarsi incassati negli Stati Uniti è a tutt’oggi uno dei più cocenti flop di Hollywood. Eppure, non fosse per l’enorme quantità di biglietti verdi che la Universal ha dovuto spendere per la sua realizzazione, non sarebbe un film disprezzabile. La pellicola regala infatti delle ottime scene d’azione condite dalla giusta dose di ironia, e anche se risulta a tratti un po’ ingenua e con un finale rivedibile, sa intrattenere e appassionare. Anche se a prima vista può sembrare semplicemente una versione riveduta e corretta di Mad Max, il personaggio protagonista di questo film è in realtà molto diverso da quello interpretato da Mel Gibson. La differenza sta nel tono della pellicola stessa, voluta dal Costner produttore ed orchestrata dagli sceneggiatori Peter Rader e David Twohy (in seguito regista dell’apprezzato horror fantascientifico "Pitch Black") e dal Kevin Reynolds di "Robin Hood principe dei ladri". Mariner ha un codice d’onore che rispetta a tutti i costi (a volte con esiti ridicoli: rischia la vita piuttosto che colpire un cattivo alle spalle) e le sue azioni non generano mai effetti davvero violenti. In questo ruolo Costner è la scelta perfetta: nonostante la buona presenza di Dennis Hopper, Jeanne Tripplehorn e della piccola Tina Majorino, è lui che regge il film, non solo con la recitazione ma anche con il carisma che ancora lo accompagnava in quello che era un buon momento della sua carriera, che sarebbe però precipitata ad alta velocità di lì a poco.