FilmChips (11/15/2003) Alberto Cassani
Il manifesto del cinema di David Cronenberg, in cui il regista riflette sull’avvelenamento provocato dal consumo di immagini televisive e su quanto la TV abbia modificato non solo la società moderna ma anche la nostra stessa percezione della realtà. Pervaso da un pessimismo quasi insopportabile, "Videodrome" evita comunque la visione apocalittica che sembrerebbe ovvia con simili premesse: la visione che ha qui Cronenberg non è quella nichilista di totale rifiuto delle nuove tecnologie, bensì quella di chi associa un nuovo modo di vedere a qualcosa di nuovo da guardare, a qualcuno di nuovo che guarda. I nuovi media, per Cronenberg, hanno bisogno di un nuovo tipo di spettatore, e per farci capire questo concetto lo inserisce in una storia forte, adatta quasi esclusivamente a quel tipo di nuovo spettatore di cui il regista sente il bisogno. Attraverso gli ottimi effetti speciali visivi curati da Rick Baker, Cronenberg ci racconta una storia virata in rosso sangue, del tutto priva di umorismo e con risvolti decisamente avanti sui tempi (l’archivio di O’Blivion è più credibile al giorno d’oggi che non nel 1983). Per stomaci forti. |