FilmChips () Fabrizio Ponciroli
Kurosawa si sofferma su due importanti "motori" della vita di ogni singolo individuo come l’amicizia e il rapporto dell’uomo con la natura. Partendo dall’occhio estremamente clinico del ricercatore, animato da spirito di conquista, il regista mostra l’inettitudine dello stesso uomo civilizzato, impotente davanti alle avversità della distesa siberiana. Dersu Uzala, invece, è a suo agio in un mondo in cui il fuoco e il vento sono "compagni" con cui parlare. Con un uso pittorico della macchina da presa, Kurosawa dipinge un affresco veritiero dell’amicizia che nasce tra i due. Dersu Uzala diventa la guida spirituale (e fisica) del povero ricercatore che, per sopravvivere, ha bisogno del piccolo cacciatore, uomo ragionevole e sicuro nel suo habitat naturale. Il finale drammatico permette allo spettatore di riflettere sull’approccio quasi da conquistatore dell’uomo nei confronti della natura, un approccio che viene "processato" dallo stesso regista giapponese. Curiosità: Kurosawa ha diretto questo lungometraggio dopo aver tentato il suicidio per il fallimento del suo precedente lavoro (Dodes’ka-den). |