Americani
FilmChips (9/22/2003)
Alberto Cassani

È indubbio che il film risenta dell’origine teatrale, nella messa in scena come nello sviluppo, ma la commedia di David Mamet da cui è tratto è talmente efficace (e ben trasposta sullo schermo) da non far subire in alcun modo allo spettatore la sensazione di distacco e freddezza comune invece ad altri progetti simili. David Mamet è uno dei più grandi drammaturghi statunitensi contemporanei. Per il cinema ha scritto tra gli altri "Il postino suona sempre due volte", "Il verdetto" e "Gli intoccabili" e ha diretto film come "La casa dei giochi", "Il caso Winslow" e "Hollywood, Vermont". Per scrivere "Glengarry Glen Ross" si basò sulla sua personale esperienza giovanile come piazzista; ben conoscendo il modo di agire del tipo di personaggi che stava ritraendo, e il loro modo di parlare, Mamet riuscì a creare una commedia talmente perfetta che fargli vincere il Premio Pulitzer. Nel 1992, il regista James Foley decise saggiamente di affidare allo stesso Mamet la scrittura della riduzione cinematografica del suo lavoro. Il risultato è un film brillante ancorché statico, ricco di dialoghi memorabili e senza un momento di flessione nell’altissima tensione drammatica. Merito anche della regia di Foley, capace di sottolineare con eleganza i passaggi narrativi dello script e di dare buon ritmo cinematografico alla vicenda. "Americani" presenta anche uno dei cast meglio assemblati di tutti gli anni ’90: si va da Jack Lemmon ad Alec Baldwin, da Al Pacino a Ed Harris, da Jonathan Pryce a Kevin Spacey ad Alan Arkin. La sceneggiatura offre a tutti almeno un’occasione per brillare, attraverso una serie di duetti fitti e intensi, e spesso ricchi di humour. Il titolo italiano tradisce quello originale ma non lo spirito del film: "Americani" può essere ritenuto una versione moderna della "Morte di un commesso viaggiatore" di Arthur Miller. È cambiato il salesman ma non la morale. Non si viaggia più porta a porta ma anche all’interno di una squadra si è da soli contro il mondo. E anche questa volta, si celebra il fallimento dell’American Dream.