Orizzonti di gloria
FilmChips (9/19/2003)
Alberto Cassani

A partire dalla battaglia con cui il film si apre, visivamente potentissima, il controllo di Kubrick sul materiale che si trova in mano è totale ed esercitato al meglio. "Orizzonti di gloria" non è solo il miglior film mai girato sulla Prima Guerra Mondiale, ma è anche uno dei film di guerra più belli in assoluto. Come fece poi anche in "Full Metal Jacket", Kubrick mette in scena una pellicola che è una critica all’ideologia militare prima che un apologo pacifista, dandole un ritmo incalzante, che supporta il suo temperamento e la sua rabbia a riguardo. Non c’è una singola scena, in questo film, che non sia recitata al meglio da tutti i componenti il cast. Kirk Douglas - che deteneva i diritti del romanzo e ha scelto personalmente il regista - non è forse mai stato così bravo (nemmeno nella sua seconda collaborazione con Kubrick, tre anni dopo sul set di "Spartacus"), George Macready e Adolphe Menjou interpretano con freddezza i due "ciechi" generali - personaggi a dire il vero un po’ troppo stereotipati - e tutti gli altri attori offrono prestazioni scintillanti. Il direttore della fotografia Georg Krause ha fatto un lavoro splendido nel riprendere non solo le rutilanti battaglie - che devono qualcosa a quelle del "Sergente York" - ma anche i momenti di calma prima della tempesta, quando le macchina da presa si muove lungo le trincee per seguire il vagare dei personaggi, chiusi nel loro claustrofobico terrore. Kubrick ha voluto riprodurre sul grande schermo molte delle fotografie stampate nel volume "The Great War" curato da Laurence Stalling, ma è quando la macchina da presa si muove come fosse agli ordini di Max Ophüls che il film riesce a trasmettere maggiori emozioni. Nelle scene di battaglia, come detto, ma anche nella tremenda fucilazione con la quale "Orizzonti di gloria" si chiude.