FilmChips (7/13/2003) Alberto Cassani
Ispirato al celebre romanzo di Bram Stoker, questo di Werner Herzog sembra a prima vista voler essere un remake del classico del 1922. In realtà, alla pellicola di Murnau viene solo fatto omaggio attraverso il titolo e il look del protagonista. In realtà, questo di Herzog non vuol essere un "normale" film dell’orrore, ma una riflessione filosofica sulla figura del vampiro. Del suo conte Dracula, Herzog mette in risalto soprattutto la malinconia, la solitudine, la tristezza dell’essere condannato a vivere per sempre, escluso dal mondo esterno e temuto dal resto dell’umanità.
Interpretato in modo controllato e quindi ancor più spaventoso da un Klaus Kinski che sembra creato per la parte e da una glaciale ma bellissima Isabelle Adjani, è forse l’opera migliore del cineasta tedesco, già autore di opere dalla grande potenza drammatica come "Aguirre, furore di Dio" e "Cobra verde".
Visivamente molto accattivante, "Nosferatu il principe della notte" è capace di incantare gli spettatori - quelli che non sono alla ricerca di facili brividi - con passaggi narrativi sottili ed eleganti, con lunghe scene prive di dialogo e con una ricostruzione scenografica di grande effetto. È però un film in cui, per quanto riguarda gli eventi tipici degli horror, non succede nulla, e per questo gli amanti del genere - soprattutto i più giovani - finiranno probabilmente per odiarlo. Ma è un problema loro, perché se si è capaci di lasciarsi trascinare dall’atmosfera che sa creare, non si può non rimanere affascinati da questo Dracula, e non si può non provare un brivido rendendosi conto di quale davvero sia la sua potenza, e la sua maledizione. |