FilmChips (7/10/2003) Alberto Cassani
"Il ritorno della grande avventura", recita la locandina del film. E in effetti, "I predatori dell’arca perduta" ha rivitalizzato un genere che sembrava ormai morto e sepolto.
Deluso dalle interferenze produttive subite durante la lavorazione di "1941: allarme a Hollywood", Steven Spielberg si associa con l’amico di sempre George Lucas per realizzare un progetto di Philip Kaufman e Lucas, appassionato di serial televisivi, di film degli anni ’30 e di fumetti d’avventura. Al gruppo si aggiunge lo sceneggiatore Lawrence Kasdan e prende vita un film brillante e di gran ritmo, spesso inverosimile ma sempre credibile, a tratti ingegnoso ma privo di un sottotesto paragonabile a quello dei precedenti (e seguenti) film del regista.
Fin dal prologo, che con Indiana nella grotta nascosta in una foresta sud-americana anticipa molti elementi che torneranno in seguito, si ha una fotografia perfetta di che tipo di film ci si trovi davanti. Inevitabilmente caratterizzata dalla concezione di cinema che ha Lucas, ad esempio proprio i riferimenti al cinema del passato - riferimenti non solo tematici ma anche stilistici, la pellicola appartiene comunque a Spielberg, che sfrutta nuovamente gli stilemi a lui cari, come quello della ricerca, del ruolo della donna, dell’importanza delle scene madri... Il tutto, in un’esplosione di idee filmiche raccontate a rotta di collo, capaci di farvi trattenere il respiro più d’una volta e farvi ridere grazie alla gran dose di humour presente (che è al top nella scena dello spadaccino e della pistola) e al modo in cui i personaggi sono disegnati. Disegnati e interpretati, soprattutto dall’ottimo Harrison Ford. Ma più di tutto, su di noi può il fascino della "grande avventura". |