Terminator 2 - Il giorno del giudizio
FilmChips (6/29/2003)
Alberto Cassani

Quattro Oscar tecnici per un film che sfrutta al massimo le tecnologie elettroniche del periodo ma che non ha la potenza né tantomeno l’originalità del prototipo. In più, la questione dei viaggi nel tempo si complica e la sceneggiatura crea più di un paradosso, lasciandoli però del tutto inspiegati. Rispetto al primo episodio della serie, "Terminator 2" ha una maggior dose di ironia - centrato com’è sulla figura del giovane Connor - e sfrutta appieno la possibilità di interazione tra un Terminator e gli esseri umani. Il personaggio interpretato da Schwarzenegger, che al di là dell’aspetto fisico non ha nulla a che spartire con quello del primo film, ha un percorso di crescita ben definito e ben visibile. Se all’inizio è una macchina capace solo di eseguire gli ordini ricevuti, man mano che la pellicola procede si fa più umano; se all’inizio è freddo come una versione tecnologica del signor Spock, alla fine è un cow-boy post-moderno e un po’ tamarro. Purtroppo, la scarsa vena di Cameron e del co-sceneggiatore William Wisher è ben evidente quando si analizza la sequenza degli eventi, che sembra un ripetitivo canovaccio costruito per dar modo al team degli effetti speciali di mostrare le proprie capacità tra un inseguimento ed una sparatoria. Certo l’effetto "liquid metal" è sorprendente, purtroppo però utilizzarlo ogni cinque minuti non è il modo migliore per colpire lo spettatore. Ma guardare Arnold ricaricare un fucile a pompa facendolo girare nel palmo della mano, lanciato in moto a tutta velocità, è una scena che sa esaltare chi ha voglia di gasarsi. Hasta la vista, baby!