FilmChips (7/19/2003) Alberto Cassani
"Casablanca" non è solo un dramma ambientato durante la guerra, e non è solo una storia d’amore. Per molti "Casablanca" è IL film. A prescindere da quelli che possono essere i difetti della pellicola, "Casablanca" è un film con un impressionante senso del romantico, un ottimo esempio di come si devono mescolare cinematograficamente una turbolenta storia d’amore, intrighi tipici dei romanzi di spie e personaggi con un pizzico di eroismo nel loro cuore.
Basato su di uno spettacolo teatrale rimasto inedito, "Casablanca" ha tre sceneggiatori accrediti (premiati con l’Oscar) ma almeno altrettanti che ci misero le loro idee pur rimanendo nell’ombra. Ma è giusto dar credito ai gemelli Julius e Philip Epstein, specialisti in dialoghi che hanno dato vita qui ad alcune delle battute più memorabili della storia del cinema statunitense. Molte delle quali furono scritte giorno dopo giorno durante i due mesi di riprese. Ma la forma finale del film, con il suo ottimo ritmo e il perfetto uso del montaggio alternato, è merito soprattutto di Michael Curtiz, che non era la prima scelta della Warner per il film ma che fu bravissimo a decidere cosa girare e cosa no della sceneggiatura che lo studio faceva continuamente riscrivere.
E se tutto il cast offre una prestazione meravigliosa, con "Casablanca" Bogart definisce una volta per sempre la figura dell’eroe ribelle, del lupo solitario che respinge ogni forma di autorità. Ed è questa la vera componente romantica della pellicola. La storia d’amore con Ilsa, certo, ma soprattutto l’idea dell’eroe solitario che preferisce vivere di ricordi ("Avremo sempre Parigi") pur di non scendere a patti con se stesso. |