007 - Missione Goldfinger
FilmChips (7/18/2003)
Alberto Cassani

Terzo film di 007, è a tutt’oggi il migliore, visti anche gli ultimi - imbarazzanti - episodi. A partire dalla splendida canzone dei titoli di testa, cantata da Shirley Bassey, fino alla "micetta" interpretata da Honor Blackman passando per il cappello a tese taglienti di Oddjob, "Goldfinger" è un film affascinante ancorché ingenuo, divertente ma non banale. Né stupido. Rispetto alle prime due avventure cinematografiche di Bond, questo si avvaleva di un budget di tutto rispetto, e l’uso che dei soldoni ha saputo fare il regista Guy Hamilton è impressionante: bilanciando benissimo i gadget tipici di Bond, le location più o meno esotiche e i curiosi personaggi che abitano questo universo filmico, Hamilton ha creato una pellicola che sembra essere un perfetto manuale per tutti coloro i quali vogliono continuare la serie di 007. Peccato che chi la sta continuando, abbia nascosto questo manuale in fondo all’ultimo cassetto. Nessun altro film di Bond ha mai avuto così tante trovate ben riuscite, dallo smoking bianco indossato sotto la muta da sub alla ricostruzione di Fort Knox, passando ovviamente per la ragazza dipinta d’oro. E se lo sviluppo della trama ha più di un elemento prevedibile, non solo col senno di poi, è indubbio che il fascino cinematografico del personaggio non era mai stato, e non è mai più stato, così grande. "Non tutti gli uomini vorrebbero essere James Bond, ma ogni ragazzo vorrebbe esserlo" (Roger Ebert).