Il ladro di orchidee
Corriere della Sera (3/1/2003)
Tullio Kezich

A leggere la critica americana su Il ladro di orchidee sembra che questo film rappresenti una rivoluzione della drammaturgia paragonabile a Pirandello. Anche se il pubblico non ci sta (solo 17 milioni di dollari in 10 settimane e sono pure troppi), già piovono i premi (Golden Globe per Meryl Streep, Orso d'argento alla Berlinale) e di quattro candidature all'Oscar magari qualcuna andrà a segno. L'origine è il romanzo di Susan Orlean, pubblicato da Garzanti, profilo nato sul The New Yorker di un vero collezionista maniaco di rarità floreali. Incaricato della sceneggiatura, Charlie Kaufman non riusciva a cavarsela finché non ha deciso di mettere in scena l'autrice, se stesso e un suo (immaginario?) gemello. Del successo di Meryl si è detto, ma non pare a suo agio; e quanto a Nicolas Cage, è difficile capire quando fa l'uno o l'altro dei fratelli. Il regista Spike Jonze sembra deciso a raggiungere il successo attraversando le aride plaghe dell'intellettualismo. Vuoi vedere che ce la farà?
la Repubblica (3/1/2003)
Roberto Nepoti

E' giocato su una serie di raddoppiamenti a catena Il ladro di orchidee-Adaptation (il titolo originale sta sia per l'"adattamento" cinematografico, sia per quello ai casi della vita), il film di Spike Jonze presentato in concorso a Berlino e in lista per quattro Oscar. Lo sceneggiatore reale, Charlie Kaufman ("Essere John Malkovich"), si è inventato un gemello, Donald, e lo ha fatto mettere nei titoli come co-autore della screenplay. Specularmente, i personaggi principali del film sono due gemelli: lo sceneggiatore Charlie (Nicolas Cage, un po' migliore del solito), dotato di talento ma in crisi creativa, cerca invano di adattare un romanzo dal titolo "Il ladro di orchidee"; intanto Donald (sempre Cage), che è tutto tarocco e scrive soltanto banalità lamentevoli, vende un copione per una cifra favolosa diventando lo sceneggiatore del momento. Non bastasse, Donald ha un'intensa vita sessuale, mentre Charlie con batte un chiodo. Il poveraccio comincia a essere perseguitato dai personaggi del romanzo: la scrittrice Susan Orlean (Meryl Streep) e John Laroche (Chris Cooper), cacciatore clandestino di orchidee selvagge nelle paludi della Florida. Per lui, la coppia rappresenta la passione d'amore senza freni, proprio il tipo d'esperienza che sogna di vivere in prima persona. L'idea di partenza è bellina; però, come già accadeva in "Essere John Malkovich", Jonze e Kaufman la sprecano man mano che procedono, in modo sempre più caotico, verso la conclusione. Il gioco di riflessi speculari si complica, a un certo punto, con l'incontro tra i personaggi della storia in cornice (i gemelli) e quelli della storia rappresentata (Susan e John), che tra l'altro rivelano una natura sanguinaria (la passionalità?). Agli imminenti Oscar, Cage si presenta come migliore attore protagonista (forse, interpretando due gemelli, bisvalido), Streep e Cooper come migliori attori non-protagonisti. Il che, sommato con il regista e il vero sceneggiatore, rende piuttosto straordinaria la sopravvalutazione complessiva dei talenti in gioco.
Il Giorno (3/1/2003)
Silvio Danese

Paradossale, macchinosa e divertente combinazione di botanica, adulterio e metacinema, è un film sulla raccolta delle orchidee e sulla scrittura, sulla ricerca di successo a Hollywood e sull'insoddisfazione matrimoniale, sulle paludi della Florida e sull'omicidio per omertà. Riformata la coppia neodadaista di "Essere John Malkovich", lo sceneggiatore Kaufman fornisce uno script sul vuoto creativo che guarda se stesso (include la figura dello sceneggiatore nel film, sdoppiato in due fratelli gemelli, interpretati da Cage) e il regista Jonze persegue il montaggio cubista e schizofrenico che lo ha portato al successo col primo film. Per certi versi, è un film di assoluta novità: la baraonda narrativa che è capace di generare è carica di invenzioni e, soprattutto, di analisi di concetti e comportamenti, pur liofilizzate. Sostengono autori e produttori che il film racconta la vera nascita del film. Kaufman comunque è un pazzo lucido che sta scardinando Hollywood. Premiato a Berlino.
Film TV (3/4/2003)
Aldo Fittante

In teoria, il cinema é morto da tempo. E da tempo lo stesso riflette su se stesso, autocibandosi in modo cannibalesco. Come se fosse consapevole di un'incapacità al racconto e, dopo lustri di omaggi, fosse stufo del citazionismo. E' forse per questo che in una sola stagione abbiamo visto Lontano dal Paradiso (saggio sul melodramma e su una maniera classica e "antica" di costruire immagini e sogni), S1m0ne (dolorosa riflessione sulla solitudine del e nel cinema contemporaneo) e ora vediamo questo Ladro di orchidee, geniale e confusa ricognizione sullo scrivere e, sull'inventare storie. Un film che sin dal titolo cerca di "adattarsi" al divenire, alla diffusa mediocrità che non sempre può essere contrastata dal talento. Perduta probabilmente già al momento del parto la propria innocenza («Voglio tornare bambina» piange Meryl Streep in sottofinale),il cinema ripensato da Charlie Kaufman (il fratello gemello dei credits é una sua invenzione, il suo doppio) e rimbalzato questa volta in echi minimalisti da Spike Jonze, galleggia nel placido clima californiano alla disperata ricerca di ripartenze da cui spiccare (di nuovo)il volo verso il sole hollywoodiano. Un gioco a spirale estremamente pericoloso, che non di rado va in tilt ma che indubbiamente, almeno per tre quarti, coinvolge e intriga, spiazza e (non fa pensare).
l'Unità (2/27/2003)
Dario Zonta

Il ladro di orchidee è l'ultimo film del regista americano Spike Jonze. Questa affermazione dice più di quanto ammetta, almeno per coloro che qualche anno fa hanno apprezzato il film Essere John Malkovic. Si tratta, infatti, dello stesso regista e dello stesso sceneggiatore di quello strano film che sorprendeva per l'originalità della storia e per la spavalderia della regia. Una sorta di gioco di scatole cinesi con forti ammiccamenti al mondo del cinema. Ora la stessa coppia, Spike Jonze e Donald Kaufman, sforna un altro contorto, ma affascinante, giochino di storie che si agguantano dentro e fuori la realtà. In poche parole il film racconta se stesso e il suo farsi. Ci accorgiamo con il procedere della storia che quello che vediamo è una elaborazione mentale diventata poi il film. Ovvero la crisi artistica di uno sceneggiatore che non riesce ad adattare per lo schermo il best seller Il ladro di orchidee. Decide allora di raccontare proprio la sua crisi e il rapporto a distanza con la scrittrice del libro. Tutto vero, è andata proprio così. Dopo il successo di Essere John Malkovic, la major punta sul talentuoso Kaufman e gli commissiona l'adattamento da uno strano libro, edito anche in Italia, che racconta la storia di una ossessione e di un rapporto amoroso. Ma il talento si blocca e Kaufman è nei guai con le consegne: il risultato è proprio questo film. A interpretarlo è stato chiamato Nicolas Cage (candidato all'Oscar) che svolge un doppio ruolo: Kaufman e il suo gemello, anche lui sceneggiatore in fieri. Ora, in questi film non bisogna scambiare la fatica che ci vuole per capirli con la "genialità" presunta dell'invenzione. Non a caso dopo aver rotto il giocattolo tra le mani rimangono solo i pezzi, e non c'è verso di rimontarli. I film di Jonze ricordano i mondi simultanei che disegnava l'olandese M. C. Escher: il monaco che sale le scale e quando è in cima si ritrova all'inizio. Affascinanti illusionismi prospettici che quando diventano cinema lasciano presto l'invenzione in balia di se stessa.