Blade II
Film TV (8/22/2002)
Mauro Gervasini

Seconda puntata delle avventure del "daywalker" Blade, il supereroe metà uomo e metà vampiro che combatte senza tregua contro i fratellastri succhiasangue. Dopo l'abbandono di Stephen Norrington, regista del primo episodio, la macchina da presa è passata al messicano Guillermo Del Toro, che ha saputo valorizzare le componenti dark del personaggio e del suo universo. Del Toro, pur lavorando a contatto con i grossi studios, resta fondamentalmente un artigiano, rifiuta "la seconda unità" e sul set ama fare tutto da solo. Così "Blade II" assume i connotati dell'impresa autarchica. E rispetto al prodotto di tendenza che ci si poteva aspettare, magari con rassicuranti concessioni all'estetica Playstation, il film si trasforma in un horror d'azione dalle atmosfere misteriose. Blade questa volta è costretto ad allearsi con i vampiri per combattere una nuova razza di mostri, uccisori di umani e non-morti senza distinzioni. Dietro l'invasione, la volontà di una creatura che ha molti conti in sospeso con i nipotini di Dracula. Teso, ottimamente coreografato nei combattimenti(e Wesley Snipes come artista marziale è sempre più bravo), "Blade II" rappresenta un bello squarcio di cinema notturno nel panorama sempre più omologato dell'action movie hollywoodiano.
La Stampa (8/17/2002)
Lietta Tornabuoni

Bei vestiti-divisa di pelle nera, antri bui, caverne stillanti acque luride, costante oscurità. Duelli a morsi tra vampiri dai denti taglienti come rasoi: lo sconfitto perde metà della faccia, spietatamente azzannata e divorata. Piccole armi ferree che vorticano rapide nell'aria -tagliando teste, e gambe. Stelle metalliche a cinque punte che s'infiggono nei crani rasati. Armi da fuoco che aprono nel corpo del nemico grandi buchi, circondati dal fuoco artificiale di nuvole di scintille rosse. Ferocia e ingegnosità, tecnologia e armeria medievale: «Blade II», erede e seguito di «Blade» (1998), racconto dei vampiri ideati da Mary Wolfman. e Gene Colan per i Marvel Comics, tutto girato nella Repubblica Céca, mette insieme la violenza occidentale e le coreografie, orientali di combattimento. Il film è impressionante e stancante: la ripetizione degli eccessi, la monotonia degli scontri atroci, non sono corrette da una narrazione inventiva né emozionante. Dalla prima puntata sapevamo che il protagonista Wesley Snipes, alto, bello, veloce, crudele, elegantissimo (e stavolta anche co-produttore del film) soffre di quel difetto di origine che spesso affligge i personaggi dei fumetti d'avventura: sua madre, incinta, era stata aggredita da un vampiro e lui è nato mezzo-sangue (ha metà sangue umano, metà sangue vampiresco) con la missione essenziale di eliminare i vampiri ovunque li trovi. Per fortuna ha al proprio fianco un vecchio maestro d'armi e confidente, Kris Kristofferson. Come nella prima puntata e come sempre, il punto centrale è la distruzione della razza umana: la perseguono i Reapers, vampiri quasi onnipotenti, osteggiati da Blade e dai valmpiri Blood Pack tra patetismo, sangue, gotico, puerilità. L'eroe (il suo nome significa «lama» si trova dunque pure di fronte a un dilemma politico-morale: può unirsi ai cattivi per sconfiggere i pessimi? La sua risposta è: sì.
il Giornale (8/25/2002)
Adriano De Carlo

In un turbinio di calci, manate, contorsioni, salti acrobatici, sciabolate, spari con armi avveniristiche, schizzi di sangue e di altre materie liquide inesplicabili, esplosioni, luci accecanti, lampi improvvisi nella notte dark, si consuma il secondo episodio di Biade, l'eccentrica saga vampiresca con il suo eroe Eric Brooks, cui presta il volto e soprattutto il corpo il guizzante Wisley Snipes. In una città senza volto, notturna e gotica come si conviene in un simile contesto, agiscono indisturbati, come i due mondi paralleli evocali con stile poetico da Wim Wenders, vampiri di differenti categorie. Essendo ormai tutti gli spettatori degli aventi diritto ad una tessera virtuale di esperti di vampirismo, per quante ne abbiano viste, stavolta dovranno aggiornare la materia con una nuova sessione d'esami, condotta dal regista di origine messicana Guillermo Del Toro. I mortali nemici di Blade, i vampiri, sono in questo caso le vittime predestinate di una nuova dinastia di vampiri, che succhia loro il sangue, contravvenendo ad una delle regole auree del vampirismo: mai succhiare il sangue di un tuo simile, I Reapers, questo il nome dei terribili supersucchiasangue, stanno inoltre mettendo a punto un sistema che permetterà loro di sopravvivere alla luce solare é chi lo sa, lo sa. Essendo Blade il solo essere metà uomo e metà vampiro, tetragono ai raggi solari e costretto ad inalarsi un misterioso liquido che gli consente di mantenere le sue caratteristiche, ai vampiri . della prima generazione non resta che allearsi con lui per combattere la minaccia dei Reapers. Due terzi dei 110 minuti mostrano i combattimenti tra le due fazioni, eseguiti con innegabile, addirittura stupefacente abilità: vale a dire che il cantante è meglio della canzone. Le coreografie degli scontri sono senza dubbio le più travolgenti che lo schermo abbia mostrato, con buona pace di Matrix, fino a prova contraria. E qui risiede il valore della pellicola, un balletto macabro ma affascinante, dinamico, nel quale Snipes mostra la sua preparazione atletica e la sua abilità nelle movenze che lo rendono simile ad un Gene Kelly dell'horror. Partito dalla blaxploitation del ribelle Spike Lee, Snipes ha attraversato i generi e dall'action movie, era degno compare di Sean Connery in Sol levante, è approdato ad un genere definito sbrigativamente di serie B, in realtà facendo la cosa giusta. Con i due episodi di Blade, Snipes è oggi un attore di culto: questo episodio ha incassato negli Usa uno sproposito ed è probabile che un terzo episodio sia già in cantiere. Pertanto la stagione parte con questa divertente avventura vampiresca, realizzata con competenza da Guillermo Del Toro, già autore del sottovalutato Relic. E se Garcìa Lorca a proposito del sangue affermava poetando non voglio vederlo!», in questo caso si può fare uno strappo alla regola.
Duel (9/1/2002)
Silvia Colombo

Di origini messicane, Guillermo del Toro (che ha iniziato la sua carriera cinematografica occupandosi di effetti speciali) dispiega una filmografia singolarmente coerente. Quattro film, quattro horror: Cronos (1992), Mimic (1997), The Devil's Backbone (mai uscito in Italia) e Blade II. In Mimic, degli esseri umani davano vita a insetti geneticamente modificati che anni dopo tornavano in proporzioni giganti, cibandosi dei loro stessi creatori. Blade II narra la stessa storia: un gruppo di vampiri, nel tentativo di rifondare la propria specie, crea un nosferatu ogm indenne alle pallottole d'argento, ma affamato in primo luogo dei suoi progenitori. L'intera filmografia di del Toro si dispiega come una divertente, fumettistica vulgata cronenberghiana, che trova la sua matrice in un'immagine precisa, facilmente localizzabile: bisogna risalire fino a La cosa di Carpenter (1982), alla sequenza in cui un manipolo di scienziati è china sopra un corpo aperto per tentarne l'autopsia. La pratica dell'autopsia, rintracciabile sia in Mimic che in Blade II, si esercita su corpi mutanti. Se nel caso di Mimic si osservava uno scarafaggio mimare l'aspetto umano, nel caso di Blade II le cose si complicano; il volto del vampiro é pronto letteralmente ad aprirsi per proiettare all'esterno una mandibola superdotata di poco dissimile all'apparato micidiale di Alien. Così anche le categorie con cui una volta di catalogavano i nostri cari, vecchi mostri sono da archiviare. Qui abbiamo un vampiro che si ciba dei propri simili come uno zombie, che ha peli sulla schiena come "la mosca", che morde come l'alieno fantascientifico, che sfodera artigli come Freddy Krueger, vestito come l'eletto di Matrix. ll tutto condito con le movenze accelerate portate in dote dall'effetto speciale digitale. Di umano é rimasto solo l'appetito, una crudele fame desiderante che gira a vuoto sul tutto. A fronte di questo corpo "assemblato", gli ambienti si ripetono sempre uguali a se stessi: del Toro ha una spiccata predilezione per i sotterranei (fogne o cunicoli della metropolitana che siano), dove poter escludere la luce del sole e l'esistenza di un mondo alternativo. Alla sparizione di un fuori, l'unico luogo rimasto dove cercare la verità é il dentro (i chirurghi sanno che nel groviglio indistinto dei tessuti «si trova ciò che si sa». Il procedimento d'analisi presuppone un bagaglio culturale che ci fa vedere di più e meglio. Nella passione per gli organi interni c'è la volontà di trovare qualcosa su cui esercitare - se ancora é possibile - la pratica intelligente della distinzione). Qual é la sostanziale differenza tra la "cosa" di vent'anni fa e le "cose" che affollano il cinema fanta/horror degli ultimi anni? Carpenter e Cronenberg (e Romero e Craven...) avevano il privilegio di un mondo da fantasticare e il fascino dei grandi veggenti. oggi, film come questi non possono che rimuginare. Scavare o accumulare. Non c'è niente come l'avverarsi delle profezie per annichilire l'appeal dei racconti di sventure.