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| Quasi niente |
| il Manifesto (7/19/2002) Gianni Rossi Barilli Amori estivi, depressioni invernali e malinconie autunnali (anche se non ci sono più le mezze stagioni) sono un ciclo ben noto a chi è uscito vivo dall'adolescenza. Più o meno tutti, di conseguenza, possediamo il background necessario per entrare in sintonia con Quasi niente (Presque rien) di Sebastien Lifshitz, in uscita oggi a Roma (Quattro fontane) e Milano (cinema Eliseo). La storia è quella classica di una passione d'amore sbocciata al mare, dove il diciottenne Mathieu è in vacanza con la madre (molto) depressa, la zia pallosa e il cugino appiccicoso. Per fortuna, in spiaggia incontra Cédric, un ragazzo bruno, (molto) bello e ben piantato che lo coinvolge in una storia estiva fatta di tenerezze da fidanzatini e sesso selvaggio tra le dune. Peccato soltanto che poi le cose debbano sempre cambiare. Passata l'estate arriveranno i problemi, a segnare il decorso di una vicenda destinata a non sopravvivere all'ingresso nell'età adulta e a lasciare la più indelebile scia di ricordi di tutta una vita. In questo ricco pozzo di flashback pesca il giovane regista francese (classe 1968), intrecciando i piani temporali come fa la memoria in azione sulle tracce ancora fresche del passato, quando si sta ancora cercando di capire e ha ancora qualche senso domandarsi perché. «Quasi niente descrive cose semplici - ha dichiarato il regista. Volevo osservare una persona nel momento in cui la sua vita è in costruzione. Mathieu vive un periodo difficile: deve allontanarsi dalla sua famiglia, lasciare l'adolescenza e allo stesso tempo affrontare la scoperta della propria omosessualità. Non ho voluto raccontare grandi storie, da qui il titolo Presque rien». Uno degli aspetti più riusciti del film è il modo convincente di raccontare l'amore e il sesso, senza i convenzionali pudori del cinema serio ma anche senza adrenaliniche intenzioni di scioccare. I due ragazzi che si innamorano l'uno dell'altro non stanno facendo niente di estremo né trasgressivo. Si amano e basta, e quindi fanno anche l'amore fra le dune con la massima semplicità. «Io non ho alcun pudore nei confronti della sessualità - dice ancora Lifshitz - ho un rapporto ludico e libero con il sesso. In questo film ho voluto mostrarne la scoperta in maniera allegra. Vedere due persone che fanno l'amore su una duna è molto bello, che siano un uomo e una donna o due uomini è la stessa cosa. Per me si tratta di due persone che provano desiderio l'una per l'altra e che lo vivono in tutta libertà». |
| Corriere della Sera (7/20/2002) Maurizio Porro Tanto gentile e tanto onesta pare la nouvelle vague dei film gay, tutti dediti al lato romantico delle cose, alla sensualità teen-ager, all'equiparazione giusta e totale tra le pene d'amor perdute omo ed etero. Segue la regola con delicatezza psicologica, e con qualche nudo, anche il sensibile e misurato Quasi niente («Presque rien») nelle sale col marchio della E. mik. che distribuisce home video su internet. Il regista Sébastien Lifshitz, laureato in storia dell'arte, offre la scoperta del sesso tra ragazzi in modo allegro, pur non trascurando qualche dettaglio hard. Come in Krampack si tratta di un'amicizia da vacanza, in Francia, dove il 18enne Mathieu, con problemi di famiglia a carico, incontra il sensuale coetaneo Cédric, lo ama, decide di vivere con lui, ma incombono rimorsi e ricatti: il tran tran è difficile per tutti. Depressioni e case di cura in agguato.. Sospesa in tre tempi storici, il prima, il durante e il dopo, la commedia sentimentale esplora l'universo delle contraddizioni della carne e dello spirito, con una partecipazione sincera e mai morbosa. Ma sono i fardelli psicologici i più pesanti, il complesso della madre malata, il distacco dall'adolescenza: nessuno scoop, ma un racconto di affetti tenuto bene, in bilico tra le contraddizioni e le incertezze del primo amore, lasciando largo spazio a tutto l'universo affettivo muto e inespresso, negli occhi di due ragazzi molto bravi, Stéphan Rideau e Jérémie Elkaim, il timido Mathieu che ci impresta i suoi occhi ingenui per scoprire quei pasticciaccio di voler bene. |
| Film TV (7/24/2002) Pier Maria Bocchi Mathieu, un po' introverso, in vacanza estiva in una cittadina marittima, intraprende una relazione con Cédric più disinibito e libero. Non c'è bisogno di inventare chissà quali storie per colpire. Basta saperle scrivere e racconta shitz è uno da tenere d'occhio: il precedente "Les terres froides" e il successivo "La traversée" sono ottimi. "Quasi niente" dice di adolescenti e di pulsioni non soltanto d'amore - con una capacità rarissima per il non detto, la sottrazione, la descrizione di uno stato d'animo con uno sguardo, un campo lungo, un'ellissi. E costruisce intorno a due personaggi straordinari un mondo di slanci e "abnegazioni" che sorprende per lucidità e sincerità. Un melodramma che riesce a entrare nelle pieghe ustionanti e rischiosissime del male di vivere, senza un solo cedimento; che manovra stereotipi gay come pochi oggi sanno fare (importantissima la collaborazione dell'amico e co-sceneggiatore Stéphane Bouquet accanto al regista anche negli altri due lavori); che non scappa di fronte al sesso, al dolore lancinante e spesso inspiegabile; e che si chiude con uno scarto grigio e di solitudine che strizza il cuore. Interpreti bravissimi. Peccato davvero per l'uscita da solleone. |
| Duel (9/1/2002) Michela Bernardinello Vi ricordate Krampack, Beautiful Thing, Fuckin Amal? Tentativi (ottimamente) riusciti di raccontar l'adolescenza e l'omosessualità, ma quante spiegazioni, quanti pretesti e soprattutto quante parole. Molto meno c'è in Quasi niente (presentato all'edizione 2002 del Festival Internazionale di Cinema Gay-Lesbico di Milano). L'adolescenza, le vacanze estive, un amore, la famiglia: quasi niente da raccontare. Un battito di ciglia, il tempo di apertura di un otturatore per fermare le immagini che si stampano sulla retina di Mathieu: la malattia della madre (depressione, é l'unica spiegazione concessa), l'approccio con Cèdric, l'amore tra le dune, il tentato suicidio (perché? Nessuna didascalia per lo spettatore), la clinica. Quasi niente ci viene raccontato, possiamo solo guardare attraverso gli occhi del protagonista: malinconici, innamorati, disperati. Molto non detto in questo piccolo film, perché usare le parole per spiegare un sentimento é più pornografico del pene floscio tra le mani di Mathieu (e che é valso la censura ai minori di diciotto anni). Attraverso piani temporali differenti, solo le immagini ci sono d'aiuto per tentare di ricomporre questo non racconto, o questo racconto di un'emozione, ma non é importante: non é la cronologia a comunicare il senso delle cose, ma uno sguardo, un bacio o un amplesso in riva al mare. C'est la vie... Presque rien. |