La vera storia di Jack lo squartatore
la Repubblica (12/23/2001)
Roberto Nepoti

Patrono diabolico del serial-killer, Jack lo Squartatore è un divo del cinema dai tempi lontani dell'espressionismo tedesco. Ora torna a compiere le sue efferate imprese in un film molto gotico, molto truculento, molto pessimista e molto costoso ispirato a una serie a fumetti di Eddie Campbell. Londra, 1888. Il quartiere di Whitechapel è l'anticamera dell'inferno; i suoi dannati sono le prostitute, non solo angariate da spietati sfruttatori, ma oggetto delle sanguinose attenzioni del mostro. Sulle poverette veglia un angelo della notte. È l'ispettore Amberline, alias Johnny Depp (di nuovo poliziotto per un film in costume, dopo "Il mistero di Sleepy Hollow"), uomo infelicissimo dedito all'oppio e all'assenzio, però coraggioso e capace d'amore. S'innamora infatti, ricambiato, della candida puttana Mary Kelly (Heather Graham). Delitto dopo delitto, le indagini lo conducono dalle parti di Casa Reale. Spuntano la massoneria, l'antisemitismo e sir William, medico dall'anima oscura, il tutto sovrastato dalla grande ombra della piccola regina Vittoria. Secondo una tradizione tutt'altro che inedita, l'antesignano degli assassini in serie va ricercato nelle altre sfere: ma cosa può un, pur intrepido, poliziotto solitario contro i potenti della Terra? Diretto a quattr'occhi da Allen e Albert Hughes, La vera storia di Jack lo Squartatore contiene un po' di tutto (inclusa una comparsata di John Merrick, l'uomoelefante di "Elephant Man") e lo frulla in una regia che coniuga inopinatamente le tenebrose atmosfere vittoriane con ritmi visivi "techno". Malgrado i climi e le iconografie suggestivamente morbose, il carisma di Johnny e la presenza di Ian Holm, il film è distante, acchiappa poco. Mentre i dettagli di bassa macelleria suscitano soltanto raccapriccio, senza aggiungere emozione.
Corriere della Sera (12/29/2001)
Maurizio Porro

La vera storia di Jack lo squartatore («From hell»), nella sua tenebrosa confezione incubo tra le nebbie morali e materiali della Londra ipocrita e vittoriana del 1888, è il classico giallo horror in cui bisogna scoprire chi, come e perché. E mentre gli studiosi raddoppiano le ipotesi (sette esoteriche, complotto dalla Casa Reale, forse il pittore Walter Sickert), il nuovo film rilancia in blocco la storia del primo e più feroce serial killer a sfondo sessuale della storia, aggiungendo, nel come e perché, due optional: l’assassinio di classe sulle povere prostitute e l’antisemitismo che serpeggiava fra ombre e nebbia. Johnny Depp è magnifico alle prese con l’Uomo Nero delle paure profonde legate al sesso, che sprofonda nelle fumerie d’oppio e a domicilio mixa assenzio e laudano: anch’egli è un’infelice vittima. Partendo dai fumetti di Alan Moore e dalle xilografie di Doré, violenza espressiva e piani sequenza e brutture tra viscere attorcigliate, cuore strappato, genitali affettati. Gli orrori sociali di quell’Inghilterra sono equiparati per i neri fratelli Hughes ai ghetti americani, ma tutti i demoni chiamati a raccolta rilanciano anche un estremo romanticismo che è l’addio all’amore perché la vita è un puzzle e un inganno. Un racconto maledetto che, quando rinuncia al banale scenografico, svetta nell’inconscio e ti sedimenta dentro, negli occhi persi e perdenti dell’ispettore, la cui meditata sofferenza nell’assistere allo scempio dello Squartatore è la ragione prima di un film scritto in inchiostro rosso sangue.
il Giornale (12/22/2001)
Maurizio Cabona

From Hell ("Dall'inferno") di Albert e Allen Hughes che ha chiuso l'ultima Mostra di Venezia - è il primo grosso film americano antimassonico dalla fine della seconda guerra mondiale: col peso che la Massoneria ha sempre avuto negli Stati Uniti, questo é un vero evento. Il titolo italiano - La vera storia di Jack lo squartatore - ne accentua l'ostilità, ma i distributori usano tanto più la definizione "vera storia" quanto più la medesima è fantasiosa. Per tutto il resto, La vera storia di jack lo squartatore è "politicamente corretta", poco natalizia, però ben girata: un giallo incline all'orrore di due ore e mezzo, dove si capisce quasi tutto, perché la sceneggiatura non ha "buchi". Pazienza per l'impronta sanguinaria, argentesca; e pazienza anche per l'ispirazione dal fumetto di Moore & Campbell, echeggiante i romanzi di Algernon Blackwood della serie John Silence, detective dell'occulto (Fanucci). Lo squartatore - si capisce quasi subito - è il medico massone (Ian Holm) della regina Vittoria. E se la regina è la mandante, sono le intere gerarchie massoniche ad apparire dedite ai lavori sporchi per la Corona, assieme ai servizi segreti. Contro di loro si batte un ispettore oppiomane e chiaroveggente (Johnny Depp), che dal simbolismo dei crimini intuisce come il criminale agisca "A Gloria Del Grande Architetto Dell'Universo", cioè per proteggere la dinastia regnante, che ha fatto dell'alleanza con la Massoneria uno dei primi puntelli del suo potere. Infatti le prostitute vengono assassinate - con modalità da mostro di Firenze - nel misero quartiere londinese di Whitechapel perché sapevano che una collega, intanto lobotomizzata e rinchiusa, ha avuto una figlia dal matrimonio segreto col principe ereditario. E la bambina potrebbe accampare diritti dinastici (il padre è malato). Non potendo cambiare la storia, alla fine gli Hughes non fanno arrestare la regina Vittoria, per quanto non simpatica negli Stati Uniti (primo mercato del film) perché il suo governo sosteneva i sudisti nella guerra di secessione. Ma almeno la cronaca ha avuto il suo peso. L'idea di trarre il film da Moore & Campbell è venuta solo dopo la strana morte di Lady Diana, incinta di un egiziano.
l'Unità (12/21/2001)
Dario Zonta

«Benvenuti all'inferno», titolava un racconto a fumetti (ma il termine fumetto è assai limitativo) del disegnatore, mago di matite visionarie, Erik Bilal. Fu presto ritirato dal mercato, perché l'epoca che viviamo non accetta né ammette che persistano e si insinuino, sotto varie forme, le ombre dell'inferno. Ma che cos'è l'inferno. E' una condizione di condanna, direbbe il filosofo, alla infinita ripetibilità. Gli inferni, come immagini, si sono ripetuti nel tempo cangianti ma sempre orrendi e verso la fine del diciannovesimo secolo a Londra, e non a caso a Londra, ha assunto una forma particolare tutta sua, una forma che avrebbe battezzato una nuova era. Lo scrisse con lucidità profetica uno dei tanti possibili Jack che scioccarono il quartiere malfamato Whitechapel di Londra con orrendi e ripetuti omicidi ai danni di incolpevoli prostitute: «Un giorno gli uomini guarderanno indietro e diranno che ho battezzato il ventesimo secolo». Era appunto Jack lo Squartatore, primo prototipo di serial killer incensato dalla nascente stampa scandalistica che ora rivive in un film dal titolo in originale inequivocabile: From Hell, lettere dall’inferno. Sarà forse un caso ma i realizzatori di questo nuova puntata dell’avventure del terribile Jack sono due fratelli gemelli Albert e Allen Hughes, e si sa che il diabolico parla doppio. Interpretato da Jhonny Depp nella parte dell'ispettore Fred Abberline, lievemente in ascesa dopo le ultime prestazioni tutt’altro che memorabili, La vera storia di Jack lo squartatore ricostruisce con mirabile attenzione al particolare scenico le vicende che tennero in scacco per due mesi la Londra di fine secolo. Cinque prostitute orribilmente mutilate dalla mano esperta di un chirurgo del terrore. Come è noto il colpevole non fu mai arrestato ma gli omicidi, dopo una sequenza vorticosa, cessarono. Molte furono le tipologie di colpevole individuate, dal macellaio ebreo al medico della casa reale, ma nessuna colse la realtà essendo questa scomparsa nel nulla. I fratelli Hughes propendono chiaramente per la pista massonica, per l'implicazione ad alti livelli della Corona stessa. Non riveliamo niente, dato che il film certo non si colora di giallo, ma trova significato audace proprio nella ricostruzione di una atmosfera sospesa, cupa, offuscata dai fumi dell'oppio, la stessa sostanza usata dall'ispettore per risolvere in chiave onirica il rebus degli efferati omicidi. Le scene più inquietanti e riuscite, che ricordano l'ossessività molesta di certa pittura fiamminga, sono proprio quelle che riproducono, sfalsate e virate il compimento dei rituali omicidi tra le strade color pece di una Londra dolente, corrotta e immorale. Ma cosa centra l'inferno, al di là della firma lasciata in una delle possibili lettere dello squartatore? La vicenda di Jack semplicemente apre le porte di un'altra epoca, di un altro mondo: quello contemporaneo, tenuto sotto scacco dall'infernale potere della notizia sui fatti, della mistificazione sulla realtà. Benvenuti all'inferno.
Film TV (1/3/2002)
Emanuela Martini

Dall'inferno", si firmava Jack the Ripper in una delle tante lettere che forse inviò a Scotland Yard per beffarsi della polizia e sfidarla a prevenire il suo prossimo crimine. E "From Hell", dall'inferno, è il titolo originale di questa, tra le tante, "Vera storia di Jack lo Squartatore", diretto dai fratelli Albert e Allen Huqhes. Il loro talento visivo si è affinato e sono riusciti a cogliere con robusta efferatezza l'immaginario di un'epoca mobile e torbida, che prelude alla nostra e, sotto certi aspetti, la rappresenta: Londra, il cuore della rivoluzione industriale, nel 1888. Il centro degradato della città che cela ancora orrori dickensiani, una successione di bettole e dormitori, prostitute per forza e signori laidi, macellai, calzolai e poveracci... Jack lo Squartatore, chiunque egli fosse, ebbe un ruolo di primo piano in questo mondo per un breve, terribile autunno, ombra tra le ombre di miserie insanabili, assassino dai possibili mille volti, ma che non ne ebbe mai uno certo e autentico. Fu il catalizzatore dell'inferno della povera gente, l'incubo di massa che dilagava dal sottoproletariato. Quello che gli Hughes riescono a trasmettere con il loro film è proprio la natura popolare della leggenda cresciuta intorno allo Squartatore; non vanno per il sottile e mescolano con sanguigna energia le suggestioni più immediate che la cultura di massa ha tramandato sul periodo. Johnny Depp,il poliziotto triste Fred Abberline, è giustamente emaciato, e Heather Graham, la prostituta Mary Kelly, ha colori preraffaelliti. Quanto all'identificazione che propongono di Jack, è una delle tante piste che, in più di cent'anni, sono state percorse da poliziotti, storici curiosi.