![]() |
|
|
|
|
| Lucky Break |
| La Stampa (12/20/2001) Lietta Tornabuoni Dopo il gran successo internazionale di «Full Monty», il regista inglese Peter Cattaneo, 37 anni, replica la formula: commedia, uomini nei guai, musica, spettacolo anomalo. «Lucky Break» significa in inglese evasione fortunata, e l’autore spiritoso definisce il film «una vera opera d’evasione». I protagonisti sono carcerati; lo spettacolo è un musical sull’ammiraglio Nelson e su Lady Hamilton, scritto dal direttore del carcere che è un filodrammatico appassionato, interpretato anche dalla responsabile della Unità di Sostegno e Riabilitazione della prigione, messo in scena dai detenuti per avere modo di organizzare un’evasione. Il film, prodotto dal regista e da Film Four, è divertente, una di quelle commedie inglesi degli Anni Cinquanta sul genere di «Un dottore in alto mare», un poco ingenua e antiquata, non realistica, buffa; con un protagonista irlandese, James Nesbitt dagli occhioni e dai riccioli neri, identico a come era da giovane Sean Connery; con un caratterista irresistibile, l´ultrasettantenne Christopher Plummer (è lo stordito e melomane direttore del carcere) e con un bravissimo attore quale Timothy Spall (è il detenuto che s’impicca, nell’unico momento drammatico). Specialmente bene ideato e ironico è il musical su Nelson recitato dai carcerati. Il film è piccolo ma carino, certo piacerà: come dice il regista, «ridere è la migliore di tutte le fughe». |
| la Repubblica (12/23/2001) Roberto Nepoti All'inizio il delinquentello Jimmy Hands (James Nesbitt) compie la rapina più goffa del secolo, roba da eclissare perfino il Woody Allen di "Prendi i soldi e scappa". Condannato a una lunga pena, il giovanotto s'imbatte in un'occasione di fuga insperata. Poiché il direttore della prigione (gustosa interpretazione del veterano Christopher Plummer) è un rimbambito con la passione del musical, i detenuti metteranno in scena uno spettacolo - scritto da lui - sulle imprese di Orazio Nelson per il piano di riabilitazione carcerario. L'idea è di darsela a gambe prima della fine, ma intervengono complicazioni: tra il detenuto e la graziosa Annabel (Olivia Williams), funzionaria di sostegno, sboccia l'amore, mentre finisce dietro le sbarre un tipo tosto e cattivo che potrebbe compromettere tutto. "The Full Monty" in galera? Magari il cinema sarà la più ecologica delle arti, per l'impegno con cui pratica il riciclaggio, però un film come Lucky Break sembra di averlo già visto. A quattro anni di distanza dall'ottima commedia sui disoccupati che fanno lo spogliarello, Peter Cattaneo cerca di ripeterne il successo rinunciando a qualsiasi tentativo di evasione dalla formula: stessi ingredienti di base (il gruppo di "perdenti" in cerca di riscatto, lo spettacolonellospettacolo, il tono leggero e scanzonato) con l'aggiunta di piccole varianti (il repertorio del film carcerario, ma ambientato in una prigione che sembra un clubvacanze). Convinto com'è che la faccenda funzioni per forza d'inerzia, non si preoccupa affatto della regia, che è piatta e di puro "servizio". Malgrado più di una scena sia divertente - lo sgangherato musical marinaro; l'uscita di alcuni detenuti dalle mura, mischiati al pubblico - la pigrizia della confezione produce un effetto di seconda scelta, destinato a lasciare un po' delusi i fan di "The Full Monty" . |
| Il Giorno (12/21/2001) Silvio Danese Il secondo film, dopo il successo internazionale del primo, è sempre difficile. Ti aspettano al varco. La via più comoda è clonare il primo e cambiargli gli abiti. Archiviato "Full Monty", la commedia dei disoccupati diventata fenomeno sociale per lo strip-tease maschile, Peter Cattaneo cerca di farla franca (e in parte ci riesce) con un una "commedia d'evasione", in senso stretto; finiti in carcere durante un colpo in banca, due compari sfruttano la passione del direttore del penitenziario per il musical classico per preparare uno spettacolo di detenuti che diventerà copertura della fuga, a partire dalla scelta del luogo. Il soggetto non lascia già immaginare il rischio di ripetersi e cadere nel conformismo del genere? La verve degli interpreti riesce ad attenuare la scarsa originalità delle soluzioni e certi interminabili e noiosi bisticci a due. Certo che tutti saranno bravi, infine, nell'ecumenismo dello show, ma non avevamo già visto tutto nel film precedente? Tra macchiette (il direttore che ha scritto un'opera su Orazio Nelson) e citazioni (da ogni angolo del cinema carcerario) spicca il cinismo modulato di James Nesbitt. Innocuo. |
| il Giornale (12/22/2001) Maurizio Cabona Mettendo fuori concorso - un po' per scelta, un po' per necessità - i film più industriali che artistici, anche nel 2001 la via dei Leoni della Mostra di Venezia é stata spalancata alle produzioni minori. Fra quelle che non si possono considerare maggiori, ma non competevano egualmente, c'era Lucky Break di Peter Cattaneo (doppio senso tra "evasione fortunata" e "colpo di fortuna"). Eppure il precedente film di Cattaneo, Full Monty, non era stato premiato solo dal botteghino: era piaciuto anche alla critica. Sceneggiato da Stephen Fry, Lucky Break dovrebbe essere un nuovo successo, sempre nel filone "poveri ma allegri". La storia c'è, il regista anche e gli interpreti si danno da fare per evadere da un carcere, guidati da un delinquente (James Nesbitt) che lasciava molto à desiderare come rapinatore di banche. L'occasione di - fuga è offerta da una recita di detenuti - idea ripresa dalla Grande illusione di Jean Renoir (1938) - su un copione scritto dall'untuoso direttore del penitenziario (Christopher Plummer). Il rapinatore Nesbitt impersona dunque un predone imperiale come l'ammiraglio Horatio Nelson e l'assistente sociale dei detenuti (Olivia Williams) interpreta la sua amante, Lady Emma Hamilton, pronta a dispensare grazie a uomini e donne, come fosse una missione. Quanto a sentimenti, la "realtà" del film finisce col coincidere con la finzione del musical, però Nesbitt non muore - come accadde a Nelson, nella battaglia di Trafalgar - fra le braccia dell'amante (un ufficiale); ma giace brevemente e piacevolmente fra quelle dell'assistente sociale. - Si noti che, quando i due s'innamorano, lui resta indeciso fra una libertà immediata ma incerta, e una . remota ma sicura (dodici anni, poi si parla di cinque, infine si scende misteriosamente a due: più il suo personaggio s'innamora, più Cattaneo gli accorcia la pena). Comunque Lucky Break in quasi due ore non perde mai il ritmo e il suo sbandierato "omaggio" alla Grande fuga di John Sturges non suona come un oltraggio. Nesbitt (Svegliati Ned) è un Clooney bravo; la Williams (Sesto senso) una Roberts bella. |
| Corriere della Sera (1/5/2002) Maurizio Porro Utilizzando lo stesso schema di The full monty il regista Peter Cattaneo torna a parlare nello spiritoso Lucky break (colpo di fortuna, ma anche evasione fortunata ) di un evento straordinario che unisce uomini variamente assortiti nella sconfitta come può esserlo un gruppo di detenuti scelti nel rispetto della classica casistica del cinema (carcerario". Modellata come il remake di un film svedese del tutto svisto, Breaking out la commedia parla e sparla del volontariato sociale, ma soprattutto racconta di come alcuni carcerati, anche maldestri, tentino la solita grande fuga approfittando, dell'allestimento, all'interno del carcere, di un musical show sull'eroico ammiraglio Nelson. E mentre Cattaneo svolge il film su due binari paralleli, quello del cinema dietro le sbarre e quello del musical, utilizzando stereotipi a volontà, il personaggio più divertente risulta il direttore del carcere. Un appassionato musicomane in cui Christopher Plummer, a suo tempo reduce da Tutti insieme appassionatamente, mette una scatenata vena ironica. Non si riveli il finale, che é la zona più ovvia e accomodante dell'operazione, dovendo salvate i sentimenti di tutti, anche del bravo protagonista . James Nesbitt, simpatica copia di George Clooney. Il film è Ben scritto da Ronan Bennett, provvisto di battute fulminanti tipo «understatement» all’inglese, furbo nella confezione senza mai tradire i prototipi cinematografici, tante storie di evasioni e tanti musical dietro le quinte, ma fra i quali questo marinaro non è dimenticabile anche perché le prove sono in cella con tutti gli optional delle situazioni estreme. Ci sono tutti, la guardia carogna, il caporione, il detenuto represso, c'è anche il momento tragico nel prefinale, ma soprattutto Cattaneo è versato per le storie di ordinaria follia virile e ci conferma che la vita è tutto uno spettacolo in cui grumi di poesia e affetto possono nascere da situazioni di alta improbabilità ma con un'attenzione particolare per i fattori umani (o disumani). Complimenti agli attori, una squadra di immediata simpatia e molto ben addestrata all'ironia di gruppo, anche se la love story è al massimo grado di prevedibilità. Il segreto è lo stesso di Full monty, questi detenuti somigliano ai disoccupati spogliarellisti, ma in più se la ridono sull'impunita società, sulla mania così attuale del musical sul teatro brechtiano, sulla rieducazione carceraria e perfino sull’Actor's Studio. |