Lost Souls - La profezia
la Repubblica (1/14/2001)
Roberto Nepoti

Se esistesse l’Oscar del dolore, quest’anno lo vincerebbe di sicuro Winona Ryder. L’abbiamo appena vista malata terminale innamorata di Richard Gere in «Autum in New York» e già la ritroviamo, sofferentissima, tra le «anime perse» di Lost Souls. La profezia: dove le tocca la responsabilità di salvare il mondo dalle mire espansionistiche del Maligno che, non contento dell’attenzione dedicatagli dal cinema la stagione passata, ritenta l’ennesima incarnazione nell’Anticristo. Durante un esorcismo Maya Larkin, fervente cattolica con personali esperienze d’indemoniata, percepisce messaggi arcani e si persuade che il Diavolo sta per rimettere la coda negli affari di noi umani. Decifrato un misterioso codice numerico, la ragazza viene a sapere che il Nemico ha scelto il corpo di Peter Kelson (Ben Chaplin), affascinante scrittore di bestseller basati su casi criminali di serialkilleraggio. Peter, che ha una bella fidanzata e uno zio prete (ma è ateo), inizialmente la prende per una matta molesta; poco a poco, però, deve riconoscere che c’è della razionalità nell’apparente follia di Maya. È possibile salvare, contemporaneamente, lo scrittore e l’umanità? Come potrà la giovane donna, sola contro Satanasso, impedire la trasformazione fissata per il giorno del compleanno di Kelson? Una diavoleria non solo nel filone, ma anche nello stile dell’(appena rieditato) «Esorcista» . Lungi dall’immaginare un Diavolo con le corna e la coda, gli autori della storia — Pierce Gardner e Betsy Stahl — si sono concentrati sulle pratiche ufficiali (allo scopo esiste un manuale della Chiesa Cattolica) per la sua espulsione dai corpi dei posseduti e hanno concepito un horror soprannaturale dall’ambientazione tetra, ma normale e quotidiana; dove, più degli effetti speciali (limitati a poche scene), contano i sentimenti e le reazioni dei personaggi. Se Lost Souls non evita la convenzionalità e stenta a farti venire la pelle d’oca come vorrebbe, bisogna riconoscere alla regia dell’esordiente Janusz Kaminski una certa eleganza e alle immagini (Kamiski è il direttore della fotografia di «Schindler’ List» e «Salvate il soldato Ryan») un’alta qualità. Nel cast i migliori sono i preti: John Hurt, che dai tempi in cui l’Alien gli usciva dallo stomaco è sempre condannato a subire le pene dell’Inferno; Elias Koteas, bel diacono confidente di Winona; il caratterista Philip Baker Hall, sacerdote con tentazioni diaboliche.
Il Giorno (1/13/2001)
Silvio Danese

Vietato ai deboli di cuore. Consigliato ai peccatori. La parola di Pietro, dalla Prima Lettera, protegge la pellicola: "Il diavolo come leone ruggente va in giro cercando chi divorare". A vigilare ci sono Winona Ryder e John Hurt, una giovane ex posseduta scelta per la faccina d'angelo e il ruolo di Mina nel "Dracula" di Coppola, e un arcidiacono esorcista, con le rughe e la fatica del Bene (nella vita Hurt è figlio di un sacerdote). Anche credenti, basterebbe non credere nella comunicabilità dei mondi spirituali per rifiutare questo tentativo di ripescaggio dell'emozione violenta del soprannaturale scatenato nel naturale, del disumano animale innestato nell'umano ideale. Fotografo premio Oscar (per "Salvate il soldato Ryan"), Janusz Kamisnki lavora di colori sgranati e olivastri su una sceneggiatura di passaggi tradizionali e prevedibili: l'incarnazione imminente e letale in uno scrittore di gialli, l'espianto del malvagio da un pluriomicida, cori apocalittici, navate in controluce e bionde diaboliche. "L'esorcista" resta insuperabile.
Film TV (1/16/2001)
Emanuela Martini

Storia di esorcismi (uno dei quali avvenne nel passato ed ebbe tanto successo che la donna che ne beneficiò è diventata a sua volta esorcista), della previsione dell'avvento dell'Anticristo, che sta per avverarsi, quando Satana si incarnerà nel corpo di un ignaro scrittore, autore di alcuni best-seller su famosi assassini, della rincorsa con il tempo e con l'incredulità per impedire il trionfo del Maligno. "Lost Souls" (anime perse, sottotitolo italiano "La profezia"), purtroppo, esce fuori tempo massimo: appena un mese fa abbiamo rivisto (e ha ancora trionfato) "L'esorcista" di Friedkin; qualsiasi film su esorcismi e possessioni rischia di sembrare un modesto B movie o, comunque, un fiacco riciclaggio delle atmosfere, della perizia narrativa, della tensione costante del film di Friedkin. Per di più, il film di Janusz Kaminski (Oscar per la fotografia di "Schindler's List" e "Salvate il soldato Ryan") tenta di elevarsi dal cinema di genere con una fotografia (of course) raffinata, eccessi di flou e di ralenti, cadendo nel difetto opposto del manierismo (difetto quasi inevitabile di ogni direttore della fotografia esordiente nella regia). L'horror si fa così meno stringente, slabbrato in un'eleganza debordante e controproducente.
Ciak (2/1/2001)
Massimo Lastrucci

Anima in pena sui set come nella vita, Winona Ryder ha qui una missione da compiere, impedire all'Anticristo di incarnarsi nel corpo dello scrittore di thriller Ben Chaplin. Avvisato, l'uomo appare giustamente perplesso, ma poi i segni sono tali e inequivocabili - c'è un complotto del tutto degno di Rosemary's Baby - che i due insieme proveranno a far argine all'empio progetto. L'opera segna il debutto alla regia dello stimato direttore della fotografia Janusz Kaminski, che pare qui impegnato soprattutto a giocare con i filtri, le riprese elegantemente sporche e i cromatismi stravaganti. La storia di per sé è trita quanto sono involontariamente ridicoli alcuni personaggi (l'esorcista John Hurt su tutti). È evidente la voglia di creare le atmosfere adatte all'angoscia e il brivido, più che dall'orrore, vorrebbe essere provocato dai colpi di scena del racconto. Ma il prodotto si affloscia in un pretenzioso e formalistico gioco di immagini.
Duel (2/28/2001)
Loredana Ciliberto

La riedizione di un archetipo delle mutazioni demoniache come L'esorcista dovrà vedersela con uno stuolo di epigoni e improbabili concorrenti, che tentano di far rifiorire l'interesse per un aspetto ben identificabile del genere horror, la demonologia. Ma finora si è trattato appunto di tentativi, come nel caso di Lost Souls. Janusz Kaminski, Oscar come direttore della fotografia di Schindler’s List e Salvate il soldato Ryan, esordisce con un film che porta a interrogarsi sull'utilità di operazioni simili. Il cinema horror qui non é più un'urgenza della carne, i corpi sono mortificati (da movimenti sincopati della mdp e da angolazioni forzatamente oblique) non più martoriati; né del sangue, torbido e relegato nella sfera del non palpabile; né del corpo, dal momento che la visione di un corpo non sempre sancisce la sua effettiva presenza; né della visione, giacché parallelamente ciò che all'inizio era pura visionarietà poi si trasforma in puro corpo. Rimarrebbe allora l'urgenza del raccontare, ma il plot stenta a decollare. Maya Larkin, reduce lei stessa da un esorcismo contro il demone che portava dentro, si dedica alla demonologia e riesce a decifrare la profezia di un folle, Henry Birson, che annuncia la reincarnazione dell'anticristo. La prima parte dà una serie di input che rimangono tali. Il ribaltamento, che arriva a metà film, ci mette di fronte a una mutazione che non deve compiersi. Un'assenza di struttura mortifica l'idea sostanziale del film: il tempo della trasmutazione è... Questa trasmutazione é preclusa alla nostra vista e il film termina proprio là dove si pensava potesse finalmente cominciare la storia. Il tutto farcito da pratiche di friedkiniana memoria e suggestioni solo suggerite, quali i ruoli non risolti del fratello e della moglie del predestinato (il cui nome, Peter, rimanda al Pietro su cui fu fondata la Chiesa cristiana), l'incesto, la follia di Henry Birson, che nella sua cella profetizza l'avvento dell'anticristo, proprio come faceva Renfield nel Dracula coppoliano. E sempre alla presenza di Winona. l titoli di testa, durante i quali i numeri (ossia il codice che permette la decifrazione della profezia) si tramutano in lettere su uno sfondo acquatico impalpabile, presagivano qualcosa di meglio.