Assolutamente Famosi!
La Stampa (12/2/2001)
Lietta Tornabuoni

Assolutamente famosi! di Dominique Derrudere è un bel film belga acuto e divertente, su temi molto contemporanei: disoccupazione, successo, criminalità diffusa, replicanti. Un operaio quarantacinquenne e un suo giovane collega restano senza lavoro per il fallimento della fabbrica; la domanda angosciosa «Come faccio a dirlo a casa?» ha una risposta semplice, decidono di non dire niente. L’operaio, abitante in una delle casette con giardinetto tutte uguali dei quartieri popolari, trattato con ruvida indifferenza in casa, scrive canzoni, vorrebbe conquistare il successo facendole interpretare dalla figlia, poco incoraggiato dallo scetticismo della moglie: «Smettila di sognare, non ce lo possiamo permettere». L’operaio è disperato («Ti fanno perdere il lavoro e con il lavoro ti tolgono tutto, la dignità, il sonno...») ma non rassegnato. Trovandosi per caso a poterlo fare, con l’aiuto del collega rapisce e tiene sotto sequestro una cantante carina e famosa, ragazza che non ama la celebrità e vorrebbe soltanto essere un meccanico; ricatta l’agente di lei (all’appuntamento si presenta con una maschera di Michael Jackson sul viso); provoca eventi sensazionali, buffi e strani. Alla televisione o ai concorsi, tutti i cantanti sono replicanti: si esibiscono copie di Julio Iglesias, di Freddie Mercury, di Madonna o di Andrea Bocelli, di James Brown. Per i due operai licenziati, trasformarsi in criminali è del tutto naturale perchè necessario. Il successo appare un fenomeno non soltanto precario ma anche casuale e senza alcuna dipendenza da meriti specifici. Il mix dei diversi elementi sociali è benissimo armonizzato; la critica di costume della commedia adotta uno stile semplice e suggestivo ricco di invenzioni; gli interpreti non potrebbero essere meglio scelti e più bravi; il modello, Ken Loach, («Piovono pietre», «My Name is Joe»), è molto evidente; «Assolutamente famosi!» concorre all’Oscar per il miglior film non americano.
la Repubblica (12/9/2001)
Roberto Nepoti

Il soggetto di Assolutamente famosi evoca quello di Re per una notte di Scorsese. L'operaio Jean crede nel talento di sua figlia Marva, adolescente grassoccia e stonata nonché frequentarice di concorsi per replicanti di celebrità canore, da Madonna a Bocelli. E concepisce un piano per regalare alla rampolla la celebrità. Rapisce la popstar Debbie e ricatta l'agente di questa perché arrangi una canzone (che lui stesso ha composto a orecchio) facendola poi cantare da Marva alla tv. Poiché il sequestro provoca l'impennarsi delle vendite dei dischi di Debbie, l'impresario ci sta: a condizione che la cantante non venga liberata. Col brano Lucky Manuelo la ragazzona, mascherata e soprannominata Lonesome Zorra, ottiene un enorme successo. Per consenso popolare, Jean è assolto dal reato di rapimento. Nel mettere in satira la truffa e il potere dei media, il fiammingo Dominique Deruddere non ci va leggero, ma non si discosta poi tanto dalla realtà. Al vaticinio di Andy Warhol sul quarto d'ora di notorietà per tutti è subentrato, ormai, il culto della celebrità come condizione necessaria e sufficiente perché la vita sia degna di essere vissuta; e l'universo mediologico attribuisce l'ambìto premio a chi sa procurarsela. Malgrado il retrogusto amaro, il film diverte; tanto da farsi perdonare la misoginia che circonda i personaggi femminili: figlia e moglie maltrattano Jean, mentre il suo mite complice Willy convive con una ragazza che lo sfrutta e lo tradisce. Sarà comunque l'amore di un'altra donna a garantire anche a lui un (sarcastico) happy end.
Il Giorno (12/7/2001)
Silvio Danese

Parabola grottesca e veritiera della proiezione di successo dei genitori sui figli. Una versione operaia, periferica e fiamminga di "Re per una notte". O se preferite, "E' nata una stella" tra le fabbriche chiuse di Ken Loach. Invece delle immagini iridescenti e piene di Scorsese, gli spazi apparentemente insignificanti della piccola borghesia alienata. Per raggiungere il sogno di una vita, vedere la figlia grassoccia e sgraziata imitatrice di cantanti celebri assurgere al rango di vera star del rock, un operaio licenziato con l'hobby della canzoni rapisce la star del momento e ricatta il produttore: se lancerà la figlia con un motivetto ad hoc, libererà la star, che intanto, per sindrome di Stoccolma, è caduta in amore dell'altro rapitore. Tra l'ingenuità del padre, circuito dal produttore scafato che tenta il doppio gioco, e l'inetta speranza della figlia, spicca l'imbecillità di una canzone: conquistando il pubblico, risolve tutto. Potreste tornare a casa ossessionati dal suo ineffabile, demente ritornello: "Manuelo". Nominato agli Oscar per il film straniero dell'anno scorso. Sconsolante e quasi riuscito.
Film TV (12/12/2001)
Fabrizio Liberti

Una commedia con le fattezze di una satira della televisione e dell'ottuso nazionalismo fiammingo. La divertente vicenda di Jean che come Robert De Niro in "Re per una notte", organizza un rapimento per lanciare verso il successo della hit parade la figlia Marva, è un espediente per mettere in piazza un po' di panni sporchi. In primis quelli del rutilante mondo dello showbiz, dove i lustrini e le paillette alimentano le aspettative e le illusioni del pubblico, celando un ambiente dove conta solo il profitto. Poi quelli di una società intimamente xenofoba, ridicolizzata dal regista nella scena in cui la testimone, chiamata a fare l'identikit del biondo e autoctono rapitore della pop star Debbie, lo ritrae con le fattezze di un nordafricano. Ma tutto questo filtra attraverso una comicità intelligente, dal leggero sapore brechtiano, esaltato dal motivo musicale "Lucky Manuelo", tormentone di tutto il film.