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| Paparazzi (1998) |
| Corriere della Sera (12/19/1998) Maurizio Porro «Paparazzi» è la versione familiar televisiva di «Celebrity», sulla notorietà virtuale. L'idea di Neri Parenti, regista della pellicola, era di mescolare usi e costumi della consunta vipperia nostrana e un po' di capitomboli alla Fantozzi, ai danni soprattutto di Boldi, che distrugge la «Madunina». Con la partecipazione di molti eroi mondani del nostro tempo. Ruoli più di rilievo hanno la Parietti, naturalmente in Costa Smeralda, a una festa di sosia, mentre la giunonica Brigitte Nielsen si vendica contro l'ignudo Christian De Sica. E' lui uno dei cinque paparazzi d'assalto impegnati a violare la privacy dei personaggi della cronaca. E naturalmente accade di tutto e di più, quando vedi un würstel sai dove si andrà a parare e questi poveri eroi, vittime del pettegolezzo massmediologico, escono con le zone intime a pezzi. Recitato con efficacia d'avanspettacolo (ciascuno offre il suo stereotipo, Abatantuono torna alle origini e Nino D'Angelo è la new entry), il film ad episodi è una maxi raccolta di didascalie mondane al ritmo della comicaccia finale, ad uso natalizio, anche se il finale con Clinton dimissionario oggi risulta fuori posto. C'è chi ride, ma al confronto, i racconti delle follie e degli scandali di Lucherini sembrano la commedia umana di Balzac. |
| Il Giorno (12/18/1998) Silvio Danese «Papa» inteso come il massimo dei Vip, «razzi» come quelli demenziali che sparano Boldi & Co: dunque, Paparazzi, filmissimo-natalissimo di Neri Parenti, appuntamento fisso, lasco e discinto con la commedia comico-grottesca sui difetti italici: cinismo, ficcanaseria, giornalismo d'assalto, gallismo (più o meno cedrone), vippismo. Con una tesi di fondo brutale: sono le star che cercano il flash, i fotografi non fanno altro che stare al gioco. Forza della natura, Boldi; un ritorno alla caricatura quello di Abatantuono . Emilio Fede, Sgarbi, Aldo Biscardi e Sandro Paternostro interpretano se,stessi. |
| il Manifesto (12/30/1998) Marco Giusti Poche storie. Nessun film è più realistico, più vero, proprio nel vecchio senso di documento reale, da combat-film insomma, di "Paparazzi" di Neri Parenti. Dentro, nel bene e nel male, c'è tutto ciò che ha prodotto l'Italia di questi ultimi anni. Più che una versione italiana di "Celebrity" di Woody Allen. Il trionfo del nulla, del vippismo, delle pagine di cronaca mondana del "Messaggero"("Roma giorno e notte" per intenderci), delle vuote malignità dei giornali per intellettuali di provincia, dell'orrore di essere noti e di saper riconoscere i personaggi noti. L'unica pratica intellettuale su cui si regge tutto il nostro sistema televisivo e giornalistico. Per questo ci colpisce così duramente. I cinque attori protagonisti, De Sica-Boldi- Abatantuono- Brunetti-D'Angelo, sono spesso disastrosi e poco comici come raramente si sono visti al cinema. De Sica è l'ombra della parodia della sua ultima parodia nel suo terribile "Simpatici e antipatici", pauroso flop che ne precluderà le velleità registiche per un po'. Abatantuono, che cerca di rifare il terrunciello degli esordi, non fa ridere tragicamente mai ed è il nostro massimo sconforto, visto quanto lo abbiamo apprezzato. D'Angelo sembra una versione napoletana poco in forma di Piero Chiambretti, segno che l'incontro tra i due a Sanremo è stato fatale. Brunetti, alias Er patata, dovrebbe far ridere aprendo la bocca e eruttando alito fetente che tramortisce gli amici, ruolo di un imbarazzo assoluto se si hanno amici o parenti che potrebbero essere presenti in sala. Boldi è l'unico che un po' se la cava, ma oltre a venire da una serie di disastri ("Festival", "Cucciolo"), è costretto al ruolo degradante di mr. Bin, costruito a imitazione del comico inglese mr. Bean. Il meglio che gli è affidato è dare e prendere botte sulle palle secondo un finissimo copione ormai risaputo della commedia natalizia all'italiana anni '90. Il miracolo è che malgrado i nostri comici siano quasi al peggio della loro forma, il film funzioni lo stesso se non meglio. Perché per quello che devono fare, cioè provocare i vip della tv e fotografarli per la gioia degli spettatori costretti così a riconoscerli e a riconoscersi come spettatori, è più che giusto che siano sciatti, sopra le righe, sballati. Il film è ancora più realistico nel suo puro orrore televisivo vippistico. Quello che conta è la sfilata di divi e dive ripresi nella loro nudità di ospiti pagati, nella loro condizione abituale di presenze buonadomenistiche o furoristiche. Alba Parietti che viene fotografata dar patata che ha una macchina-pene nelle mutande durante una festa. Sgarbi che si rifugia in albergo con Ramona Badescu. Ela Weber che mostra il sedere molliccio al mare. La Casalegno che si piega fino a farci vedere l'impensabile. Mara Venier che si muove al ritmo della musica degli spot della Telecom prima di incontrare Emilio Fede. Aldo Biscardi che esalta le virtù di Cecchi Gori ("Grande Editore!") e poi litiga selvaggiamente con Maurizio Mosca. Carmen Di Pietro che mostra ciò che ancora rimane del povero Paternostro spiaccicato su un gommone. Natalia Estrada buttata su una spiaggia assieme al giocatore Nesta. Brigitte Nielsen in guepiere imbarazzante che cerca di castrare Christian De Sica con un paio di forbici. Anna Falchi un po' sfatta che finge di sposarsi un bonazzo di turno. Claudio Lippi e Luana Ravagnini che fanno la più bella coppia della tv. C'è perfino Tiziana Ferrario dallo studio del Tg1 per un finale attaccato all'ultimo istante dedicato a Bill Clinton. Tutto è eccessivo, fuori misura, grottesco, oltre il trash, il comicarolo. "Paparazzi" non è un film, è la messa in scena di quello che non avremmo voluto sapere. Cosa vediamo, come lo vediamo, e soprattutto chi siamo. |
| Film TV (12/31/1998) Fabrizio Liberti Come solitamente accade durante le feste natalizie, il cinema italiano proietta il suo "amarcord" di un'estate assolata, vitelIona e sguaiata, movimentata dai continui scoop fotografici a spese dei vip, veri o presunti che siano. E per far questo presenta il meglio della comicità nazional-popolare (dalla greve predominanza di una romanità alla "S.P.Q.R.") mescolando attori consumati (Boldi e De Sica), nuove leve (Brunetti) e analfabeti di ritorno come Abatantuono, il quale dopo averci illuso con prove coraggiose e convincenti, con abile piroetta è tornato all'arte del mercimonio. Tra le trovate più o meno fantasiose di questo gruppetto di paparazzi che ha formato la società "Magica Press" (che fa tanto curva sud), si aggira un nutrito puppo di veri vip che giocano a fare se stessi con un narcisismo davvero lodevole. Sgarbi, Fede, l'Estrada col suo nuovo boy friend, un'algida Padetti, le giunoniche Falchi e Casalegno e una legione sterminata di altri bei nomi del mondo del pettegolezzo, confermano il detto che "la pubblicità è l'anima del commercio" e nulla importa se questa è cafona e insulsa, ammorbidita solo in piccola parte dal simpatico Nino D'Angelo. |
| La Stampa (12/20/1998) Lietta Tornabuoni (...) Paparazzi di Neri Parenti, romanesco (ma circola un film francese con lo stesso titolo e tema) raccoglie tutte le nostre sub-celebrità da sub-rotocalco. Vi compaiono Alba Parietti, Mara Venier, Emilio Fede, Vittorio Sgarbi, Aldo Biscardi, Valeria Mazza, Martina Colombari, Anna Falchi, la Casalegno, la Caldonazzo, la Di Pietro e la Nielsen, Eva Grimaldi, Lippi e Nesta: tutti vittime delle sgangherate trovate e degli aggressivi espedienti messi in opera dai fotoreporter dell'agenzia Magica Press per sorprenderli in atteggiamenti amorosi o rissosi. Ritmo veloce, episodi incalzanti; energia, scemenze. Massimo Boldi ("Sono appena arrivato da Milano col Pendolino tra le gambe") é detto signor Bin perché come Mr. Bean combina disastri continui, fa persino cadere la Madonnina dorata dal Duomo di Milano. Christian De Sica è il più mondano e finisce nudo legato a un letto, Diego Abatantuono si finge arabo, Nino D'Angelo quasi viene operato di parto cesareo, Roberto Brunetti è suonato: i mitizzati paparazzi litigano e s'insultano molto ma alla fine da amici si stringono la mano, «Dammi cinque». |
| la Repubblica (1/3/1999) Roberto Nepoti Se qualcuno trova ancora insufficiente il quotidiano bombardamento dei (più o meno) vip che affollano il teleschermo ventiquattro ore su ventiquattro, si accomodi pure: Paparazzi è il suo film. Il panettone natalizio confezionato quest'anno da Neri Parenti è una antologia delle facce dei soliti noti - Parietti e Fede, Venier e Colombari, Biscardi e Mosca, Sgarbi, Mazza, Casalegno, Falchi eccetera - in forma di sketch. Fanno da filo conduttore, alquanto scucito, quattro fotografi d'assalto dell'agenzia Magica Press che hanno le facce di Diego Abatantuono (il quale, in un private joke ribattezza il personaggio col nome del suo amico e partner Ugo Conti), Christian De Sica, Nino D'Angelo e Roberto Brunetti. Con l'aggiunta di Massimo Boldi nella parte di tale Colombo, detto Mr. Bin, catastrofico collega meneghino. (...) Sta di fatto che vengono in mente i tempi in cui il paparazzo era parte del paesaggio umano della Dolce vita di Fellini. Signora mia, anche la notorietà non è più quella di un tempo... Eccoli qui i vip di oggi, equivalenti e intercambiabili, senza un'oncia di aura che non sia quella del tubo catodico. Paparazzi non è neppure cinema: televisione su schermo grande, tutt'al più. Nel gruppo del titolo, che ripropone allargata a cinque la solita coppia delle feste natalizie De Sica-Boldi, il più sopportabile è Massimo Boldi. A lui, almeno, compete la parte farsesca della faccenda, incluso crollo della Madunina dalla cima del Duomo di Milano. Gli altri si limitano a fare presenza. |
| Duel (2/28/1999) Silvia Colombo Rattoppi di vecchie comiche, stracci di Fantozzi, patetici rimasugli di quello che era Abatantuono, rimescolii e ricordi vanzineschi, sfilacci, intoppi, residui. Dimenticate la sguaiata festa funebre, il tripudio di bare, la tristezza incommensurabile degli ultimi Fantozzi. Dimenticate quell'ombra di autentica pietà che permaneva nella mostruosità di Villaggio e l'elementare romanticismo delle prime Comiche. Paparazzi non é nemmeno volgare, come molti hanno detto (è ora di fare un elogio del triviale. La volgarità si dà senza risparmio, senza remore e rimorsi). L'ultimo film di Parenti è solo prudente. Quella di De Sica e soci é una comicità terrorizzata che si dà dei limiti, che calcola il suo tornaconto, che distingue e discrimina. (Cosa che non succede invece all'inqualificabile bontà di Benigni e all'estremismo urtante di Cipri e Maresco, chiamati in causa da De Sica in un'inutile polemica sul "Corriere della Sera". É sintomatico che abbia tutta questa ansia di difendersi). Grazie a Parenti ora sappiamo che ci sono i vip e ci sono le serve dei vip, e che queste sono grasse extracomunitarie che vanno, giustamente, sbeffeggiate. Alle varie Parietti, Venier, Casalegno lo spregio della risata é risparmiato: semplicemente, si godono lo spettacolo. De Sica non può far altro che affermare prepotentemente la sua presenza; Pozzetto, mi ricordo, aveva sempre l'aria buffa di chi chiede scusa per la sola ragione di occupare uno spazio... E questo gruppo d'attori - che una volta riunito sfodera l'aggressività del branco - sfoggia l'infantilismo crudele, la vanità e l'abbronzatura della "bellaggente" che frequenta Cortina e le spiagge in Costa Azzurra. "Non si può ridere se al fondo del riso non c'è della bontà", scriveva Pasolini tanto tempo fa. |