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| Ecco fatto |
| Il Giorno (11/28/1998) Silvio Danese L'ossessione dell'amor tradito secondo i «giovani e incasinati» d'oggi, con le canzoni degli'Isterica e lo zampino diabolico del teen-ager Enrico Silvestrin. Un liceale (il promettente Giorgio Pasotti) non riesce a frenare la gelosia per la disegnatrice Barbora Bobulova (la bambolina scoperta da Bellocchio), che ha una tresca un po' speciale... Esordio di Gabriele Muccino, 31enne che ammira Oliver Stone, viene dalle «pillole» di Mixer, sa girare e soprattutto montare e si affida alla sceneggiatura. esile, ma non ingenua di due diligenti allievi di Baricco, tenuti per mano dal produttore di «Radiofreccia». Il cast fresco e divertente aiuta a stemperare l'artificio. Per voi giovani. |
| il Giornale (11/29/1998) Maurizio Cabona Lui ama lei, che però è molto libera. Ecco fatto di Gabriele Muccino descrive una coppia di conviventi: vent'anni lui (Giorgio Pasotti), tre di più lei (Barbora Bobulova), uniti da un fresco e forte sentimento. Solo che lei, slovacca, ogni tanto la sera esce con «un amico». Lui - liceale romano dall'accento veneto - soffre, pensando alle corna. Non accontentandosi del pensiero, vuole la certezza. Così una sera tampona goffamente l'auto di un presunto cornificatore; un'altra sera prende una testata in faccia da un «ex» di lei; un'altra sera ancora, in preda all'ecstasy, vede o immagina di vedere l'amata fra le braccia dell'«ex» di prima. Lei si diverte a ingelosirlo, salvo infastidirsi per le scenate. Quando ci sarà il chiarimento, lui avrà rischiato di non essere ammesso all'esame di maturità, si sarà rotto un braccio e soprattutto si sarà fatto ridere dietro da tutti. Tranne dagli spettatori, perché il personaggio di Pasotti è sempre sopra le righe e poi, se uno è possessivo, o rinuncia subito a una che non vuole essere posseduta (fuori dal letto), o è lei che rinuncia subito a lui. Un minimo di verosimiglianza gioverebbe a Ecco fatto, e anche un po' di cura negli «esterni», girati sempre all'alba con ombre lunghissime, quando dalla storia dovrebbero essere almeno le 10 del mattino. Quanto agli attori, Barbora Bobulova ha un accento esotico, un bel faccino e un seno cui si potrebbe appendere la giacca. Virtù che deve alla mamma; al regista invece non deve molto: mai che le faccia dire o fare qualcosa d'intelligente. Giorgio Pasotti - già protagonista dei Piccoli maestri di Daniele Luchetti - si scalmana, ha crisi di nervi e, peglio, architetta un infantile controllo della fedeltà. Censisce i profilattici di casa: se ne manca uno, significa che lei l'ha tradito. A parte che l'amore si fa anche senza quell'accessorio, non sempre é la donna a fornirlo, che poi è in vendita ovunque, a poco. |
| Film TV (12/9/1998) Aldo Fittante Matteo fa coppia fissa con Piterone: due amici complici nella vita e tra i banchi di scuola. Li conosciamo in una lavanderia e hanno una bolla storia da raccontarci. Quella di Matteo che, un giorno, incontra Margherita, una donna troppo bella per essere vera e, soprattutto, sua. Ma l'amore è strano e Margherita s'innamora, mentre Matteo - letteralmente - impazzisce. Al diavolo la scuola e Piterone, la casa di papà e i problemi di tutti i giorni: i due vanno a vivere insieme. L'amore è strano, ma anche la gelosia non scherza. Matteo comincia a sospettare: innocenti telefonate diventano prove acquisite; e vecchi amici the ritornano, passano per amanti segreti ben celati dal presunto (o reale?) doppiogiochismo di Margherita. Finale con varianti per un'opera prima che segue scie luminoso ("Lola corre", "Il caricatore") e riflessi ingannatori (dallo pani di "Mimongo"...). Le facce sono giuste. La Bobulova conforma il talento e la grazia mostrati nel "Principe di Homburg". E il regista Muccino - che ha allo spalle 25 pontato di "Un posto al sole", la soap-opera italiana trasmessa da Raitre - prova a uscire dal timido minimalismo, con una messa in scena qua e là "isterika". Come la musica del gruppo che suona e urla sulle immagini. |
| la Repubblica (12/8/1998) Roberto Nepoti Il mondo cambia, i modi di gestire i sentimenti anche; ma la gelosia, a quanto pare, è ancora quella di un tempo. Ne sa qualcosa Matteo (Giorgio Pasotti), liceale pluriripetente che s'innamora di Margherita (Barbara Il Principe di Homburg Bobulova), bella fanciulla di tre anni più grande di lui. È ricambiato, ci va a vivere insieme, ma cade preda della vecchia sindrome di Otello nella "ronde" di amicizie maschili e ex fidanzati della ragazza. Unico prodotto nazionale in concorso al recentissimo Torino Film Festival, Ecco fatto di Gabriele Muccino, regista proveniente dalla tv e dalla soap (Un posto al sole), è l'ennesimo film italiano fragile, a tratti non privo di grazia, ma con un corredo di idee ridotto all'osso. Muccino racconta in flashback, all'interno di una lavanderia dove il pubblico funziona come coro, innestando sulla base di commedia qualche elemento drammatico, qualche altro da farsa. L'ottica è strettamente giovanilistica (chi, se non un liceale, potrebbe ancora emozionarsi agli episodi degli studenti che, notte tempo, falsificano i registri?). Gli adulti sono tutti sospetti, grotteschi o ridicoli: dal macchiettone della professoressa ai piccoli ruoli-cameo di Gigio Alberti e Piero Natoli, tassinaro perseguitato da Matteo. |
| Duel (12/31/1998) Federico Calamante Chiariamo subito una cosa: Ecco fatto, unico film italiano in concorso a Torino Film Festival, non è un granché. ll soggetto é il contrario dell'originalità e lo sviluppo della storia, pure sceneggiata a tratti in modo frizzante dal regista e dalla coppia Alvau-Garello (già tra gli autori di alcune puntate della sitcom Rai Disokkupati), è praticamente inesistente. Matteo dopo cinque minuti di film è innamorato perso, dopo dieci è geloso come un cavallo, dopo un quarto d'ora comincia a fare cazzate e a comportarsi da idiota. E via così fino alla fine. Però al tempo stesso il film riesce a sollevare tutta una serie di domande a loro modo interessanti. Tipo: a) Perché possiamo considerare ancora "giovani" film fatti da over-trenta? Solo perché sonò esordienti? b) Perché in Italia un film sui giovani, nel peggiore dei casi assomiglia troppo a un prodotto televisivo e se va bene, tutt'al più ovosodeggia? c) Perché deve essere Ligabue, che di mestiere fa il cantante, a venirci a raccontare al cinema le cose più interessanti sui giovani, anche se è di una generazione che ormai giovane non è più? d) Perché non riusciamo a essere un po' più radicali, estremi, destabilizzanti, terroristi, visionari, giovani per davvero? Forse le risposte ce le ha tutte Piterone, l'amico di Matteo, un personaggio messo a fuoco come di rado capita di vedere. É fanfarone, ripetente, si nostra sicuro mentre intorno e dentro il disastro incombe, vorrebbe arrivare chissà dove ma non parte nemmeno. Intanto dispensa filosofie spicciole sulla vita e l'amore. Ma è assolutamente inconcludente: bluffa, blatera, blablableggia. Uno specchio dei tempi. Un guscio vuoto. Bisognerà provare a riempirlo. Prima di diventare davvero vecchi. |