Mine vaganti
 
 
 
 
 
 
 
di Ferzan Ozpetek
con Ennio Fantastichini, Carolina Crescentini, Nicole Grimaudo, Alessandro Preziosi, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio
 
 
   
Tommaso vive a Roma ma, di tanto in tanto torna in famiglia, a Lecce. Questa volta decide di confessare ai parenti che non studia economia e commercio ma si è laureato in lettere con il sogno di diventare scrittore e, da anni, vive una relazione omosessuale consolidata. Questo è il suo proposito ma tra il dire e il fare ci si mette in mezzo il fratello Antonio che, proprio durante la cena in cui Tommaso ha deciso di confessare tutto alla famiglia, scompiglia le carte in tavola provocando un terremoto emotivo. Da quel momento la prospettiva di genitori, nonna, zia e fratelli si modifica regalando una nuova chiave di lettura alle loro relazioni.

Questo è un Ozpetek “Almodovarizzato” che difficilmente non piacerà al grande pubblico. Infatti il regista è riuscito a coniugare l’omosessualità, un argomento ormai sdoganato nella maggior parte degli ambienti ma che ancora provoca diffidenza e rigetto nelle parti più arretrate del paese, con l’ansia di vivere come meglio si crede, di fare le proprie scelte in totale autonomia e consapevolezza. Atteggiamento che dovrebbe essere conseguenza naturale di una normale educazione all’ascolto di sé ma che purtroppo ancora oggi pare essere merce rara. La pellicola di Ozpetek si rivela intensa e leggera, melanconica e tragicomica, riunisce in se tutti gli aspetti e le dinamiche contorte delle relazioni familiari e di contorno.

Ennio Fantastichini e Lunetta Savino nel ruolo dei genitori che faticano ad accettare le scelte dei figli regalano interpretazioni di spessore mentre è eccellente Elena Sofia Ricci, svampita avvinazzata, che ha lasciato qualsivoglia desiderio di realizzazione in una Londra degli anni settanta quando la famiglia è andata a riprendersela in seguito all’abbandono del fetente di turno. Preziosi e Scamarcio bravi fratelli intrappolati in vite premasticate che non appartengono loro sono abbastanza intensi da risultare credibili senza scadere nel clichè che è in agguato dietro ruoli del genere. Il pezzo di storia sarà la cena in famiglia con la combriccola di meravigliosi gay allo sbaraglio. (Valeria Venturin)