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| Troppo belli |
| Corriere della Sera (4/23/2005) Maurizio Porro Operazione massmediologica con quota di maggioranza televisiva, la sociologia usa e getta della trash sensualità dell’ospite delle vite in diretta e altri gossip letali. Da un’idea di Costanzo, i due troppo belli Costantino e Daniele sono loro stessi, e chi altrimenti?, e lottano per imporsi nel cinema e con le ragazze, prima sbagliando e poi rettificando il tiro sentimentale. Che fanno? Il film che vediamo. Per chi è? Per teenagers, ma non troveranno gli idoli desnudi, solo una mezza doccetta come ai tempi delle soldatesse. Il resto passa dal ridicolo alla noia, storiella tv di luoghi comuni scritta sotto il limite sindacale sulla fatica del look. Si recita a occhi fissi, ma qualcuno (Anna Melato e il Mahleux) crede d’essere in un vero film. |
| La Stampa (4/24/2005) Alessandra Levantesi Un tempo erano «Poveri ma belli», adesso sono «Troppo belli». Se si vuol fare della sociologia, fra lo storico successo (incassò un miliardo di lire di allora) firmato da Dino Risi nel 1956 e l'attuale pellicola di Ugo Fabrizio Giordani passano cinquant'anni che rappresentano un mondo. Raccontando le disavventure sentimentali dei due fusti senza una lira Renato Salvatori e Maurizio Arena, che si contendevano il cuore della bella del quartiere Marisa Allasio per poi scoprirsi innamorati delle proprie rispettive sorelle, le graziose Lorella De Luca e Alessandra Panaro, «Poveri ma belli» rispecchiava in chiave di neorealismo rosa una Roma popolaresca, artigianale e ancora verace. Insomma girato con freschezza da Risi, fotografato dal grande Tonino Delli Colli, interpretato da un gruppo di attori che sarebbero diventati famosi, il film si ispirava alla società in trasformazione dell'Italia del dopoguerra, pantografandola sul grande schermo in modo saporoso e divertente. «Troppo belli» invece è il frutto dell'universo virtuale della televisione di oggi, di cui ci si chiede se mistifica la vita facendone spettacolo di massa; oppure se ne riflette la vera immagine, desolante e spappolata. Dietro ai due protagonisti del film Costantino (Vitigliano) e Daniele (Interrante), simildivi creati dal nulla dall'inesauribile Maria de Filippi nella sua trasmissione «Uomini e donne», si intravedono le periferie senza fisionomia degli inurbati, l'idea che basti apparire per essere, che la prestanza fisica sia di per sé un valore assoluto e vincente. Vero che un popolo di ragazzine segue i due sul video tifando per loro; e c'è anche chi al fenomeno ha dedicato addirittura un libro intitolato «Costantino e l'Impero» (Editore Tropea). Ma la luce di questo fuoco fatuo non si estende al di là dei confini del piccolo schermo: nel mondo vero per affermarsi qualche qualità che vada oltre i muscoli palestrati bisogna pur averla; e quanto al cinema, occorre talento o professionalità o almeno un viso che esprima qualcosa. Il nulla non funziona. E in «Troppo belli», a parte l'idea di partenza di Maurizio Costanzo che poteva funzionare se fosse stata adeguatamente sviluppata, a parte qualche partecipazione (Enrico Mahieux e Anna Melato), c'è lo zero assoluto. Dubitiamo che il pubblico caschi nella trappola. Tuttavia il film, nel suo dilettantismo senza appello, può pur sempre aspirare a essere celebrato fra due o tre lustri, come è stato per «W la foca!», in una futura retrospettiva della Mostra di Venezia. |
| Film TV (5/4/2005) Aldo Fittante Altro che Poveri ma belli qui siamo in zona porno, con la cinepresa che si accuccia sui corpi, sui muscoli, sulle occhiate ebeti e inespressive di due tra i prodotti più miracolati della seriale televisione targata Costanzo & De Filippi. Come nel cinema porno, infatti, i contorni sbiadiscono per lasciare campo e luce ad “atletiche” sequenze da consumarsi, preferibilmente, prima della scadenza e, rigorosamente, nei luoghi sacri del mondo glabro (di) oggi: palestre, discoteche, pub, docce. Non c’è aria, non c’è Roma, non c’è costume, non c’è recitazione (e il paradosso è che i due, nella finzione, spendono un sacco di soldi per un corso, non a caso farlocco). E il romanticismo non può fare altro che manifestarsi attraverso le merci, le griffe, le porsche carrera, gli anelli con diamanti, i giacconi ipersponsorizzati. Trecento copie e un battage pubblicitario massiccio e quasi senza precedenti non sono bastati: gli incassi dei primi weekend raccontano che gli spettatori paganti si sono fermati dinanzi alla tristezza e alla povertà d’intenti. Sconsolatamente simboleggiata nella scena finale del matrimonio, dove il brutto di ciò che siamo (sono) diventati ha uno scatto d’orgoglio e diventa (il) peggio. Quanto a Costantino, Daniele, Alessandra: che dire? Che Dio li liberi da ciò che non sono (siamo), da ciò che non vogliamo. |
| FilmChips (4/22/2005) Iolanda Siracusano Se essere belli non è una colpa, avere ambizioni faraoniche può esserlo. Lo sanno bene i due protagonisti di "Troppo belli", i decisamente avvenenti (per molte) Costantino Vitagliano e Daniele Interrante. Scelti per il loro aspetto, più che per le loro capacità attoriali (su questo non c'è il minimo dubbio), i due ragazzi nel film, diretto da Ugo Fabrizio Giordani, come nella vita non fanno che dimostrare che, testuali parole dei protagonisti, "a farla da padrone nello star system della cinematografia italiana non è certo la meritocrazia, ma la popolarità" e la popolarità, come ben sappiamo, arriva come arriva. Nata da un'idea di Maurizio Costanzo, la storia è quella di due ragazzi di periferia appena sotto i trent'anni che pur di arrivare sono disposti a tutto. Obiettivamente belli, Costantino e Daniele (nel film mantengono i loro nomi di battesimo) hanno molto successo con le donne, ma il loro desiderio è "sfondare" nel mondo del cinema. La cara amica, nonché ex di Costantino, si chiama Chiara e ad interpretarla è Alessandra Pierelli, la fidanzata vera e televisiva di Costantino. Daniele invece è fidanzato con Isabella, un'amica di Chiara. Tutto procede normalmente quando nella vita dei due bellissimi arriva la spregiudicata modella/ attrice Valeria (Fanny Cadeo). La donna li coinvolge in una truffa organizzata con il padre, il dott. Giampalmi (Ernesto Mahieux) che si spaccia per un agente di attori. Suo malgrado anche Michela (Jennifer Poli), sorella "bruttina" di Valeria, partecipa alla truffa. In realtà però Valeria è innamorata di Costantino fin dalle scuole elementari quando bambini erano compagni di classe. Tra avventure e disavventure tutto alla fine si risolverà per il meglio. Insomma, Costantino e Daniele, nella vita come sul set amici per la pelle (nella vita sono realmente vicini di casa), non fanno che interpretare se stessi. E per questo motivo uno potrebbe pensare che saper recitare non serva. E invece no, interpretare se stessi è quanto di più difficile possa capitare. La prova per Costantino e Daniele insomma non era facile, ma i due ce l'hanno fatta. Sono sbarcati nell'Olimpo del cinema e per farlo hanno anche avuto l'umiltà (e soprattutto il coraggio) di non farsi doppiare. I due astri nascenti della cinematografia nazionale hanno infatti scelto di recitare con le proprie voci. Un punto a favore del film è dunque senz'altro il coraggio. Senza alcuna esperienza i nostri due eroi hanno deciso di raccogliere la sfida, basandosi su un'unica certezza: la loro bellezza. Perché su questo non c'è dubbio: Costantino e Daniele sono troppo belli! Che poi "de gustibus non disputandum est" è un'altra questione. |